Rimini Summer Pride – Rischio contagio

Ormai parte integrante dei Gay Pride, ecco l’annuncio della prossima processione “riparatrice”. Questa volta a Rimini, poco prima del Summer Pride che si terrà il giorno 28 luglio.

Ad annunciarlo è stato il comitato “Beata Giovanna Scopelli” che non mancherà a sfilare per le strade del centro storico con immagini sacre e pregando ma: Per cosa non si sa! Forse per i loro peccati nascosti? Oppure davvero contro gente che cerca solo di lottare per quei diritti che ingiustamente non gli sono mai stati riconosciuti?

Ancora mi domando quale sia la connessione fra la chiesa e questi fanatici. Io dubito che la religione cattolica sia contro queste cose, penso invece che, come qualsiasi altra fede, sia basata sull’amore e il rispetto per il prossimo. Travisata come sempre dai quei pochi che ambiscono al potere e al controllo delle menti umane più vulnerabili e condizionabili.

Gay Pride - diritti umani
Gay Pride

 

Nei Gay Pride non si parla di odio, non si parla di distruzione del mondo e non si parla nemmeno di eliminare le famiglie tradizionali. Si vuole solo dar voce a tutte quelle persone che vivono nascoste nell’ombra ma che in realtà sono sempre esistite e sempre esisteranno. Gli equilibri sono e saranno sempre gli stessi, nulla è stato scombinato. E’ solo una lotta per i diritti umani.

In ogni caso, scusate per la lunga prefazione ma è un argomento che mi sta molto a cuore e di cui parlerei per ore. Tornando alla notizia invece, ecco cosa è stato detto dal Popolo della Famiglia “E’ un grave errore promuovere lo stile di vita gay ed esaltarlo a modello positivo per i giovani” per finire con “E’ irragionevole e irresponsabile che il Comune di Rimini, con il proprio patrocinio, legittimi e rafforzi questa manifestazione. Il primo cittadino, che è “primo” anche nella responsabilità della salute pubblica, dovrebbe piuttosto preoccuparsi del rischio di contagio di malattie sessualmente trasmesse che simili manifestazioni potrebbero innescare.”

Che dire, non saprei davvero cos’altro poter aggiungere. Davvero esiste gente che crede in cose simili? Se la risposta è positiva, allora è anche inutile discuterne.

Un grande Pride per la città di Varese

Dopo un risveglio poco piacevole, con manifesti di protesta da parte di gruppi neonazzisti, il Varese Pride è andato avanti comunque e anzi, ha registrato il record di presenze. Quest’anno migliaia di persone hanno deciso di sfilare in piazza, tantissimi i giovani, facendo vedere più che mai che anche noi esistiamo. E con noi non intendo solo gay ma anche lesbiche, bisessuali, transessuali e chi più ne ha più ne metta. Questo è stato anche il messaggio che ha voluto lanciare il presidente di Arcigay Varese, Giovanni Boschini.

Varese Pride 2018

Ebbene sì, una cosa che spesso dimentichiamo è che ogni pensiero, ogni forma di sessualità, di famiglia va accettata e non solo quella più vicina al nostro modo di pensare. Soprattutto in questo periodo storico è più importante che mai essere vicini come comunità e capirci l’un l’altro. Impariamo ad accettare noi per primi tutta la comunità LGBT smettendola di pensare a cose del tipo “Io non mi sento rappresentato da questo e quest’altro”, parliamoci e capiamoci di più.

Al corteo ha presenziato, per il terzo hanno consecutivo, anche il vice console per la stampa e la cultura del Consolato generale degli Stati Uniti a Milano, Rami Shakra che ha voluto ringraziare tutti per l’accoglienza ricevuta durante la sua permanenza in Italia “Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei potuto essere qui con mio marito e i miei due figli, non ci avrei creduto e invece questo oggi è possibile”.

Non sono ovviamente mancati altri interventi, discorsi forti, di unione ed inclusione che spero abbiano sentito non solo i partecipanti del Varese Pride ma anche quei cittadini che guardavano con curiosità dai bordi della strada perché questo è un messaggio che deve passare dalla nostra comunità a tutto il resto delle persone.

Ovviamente dopo una giornata così ben riuscita non poteva mancare un party altrettanto bello, vivo e colorato con le performance di Genrah y rubio, della drag queen Carla Stracci e di Valentina Cusano, in arte Lady Madness Deejay e la nostra carissima madrina Ines che ci ha accompagnato durante tutta la parata.

 

 

L’attacco dei giornali (di cetrodestra) al Roma Pride 2018

A volte mi chiedo come sia possibile che nella società odierna ci sia ancora tanto odio per una cosa che ormai dovrebbe essere normale. Com’è possibile che ancora si faccia fatica ad accettare ogni forma di amore? La cosa che poi più mi irrita è quando si parla di sesso osceno solo riferito al mondo gay ma: non è forse vero che la cosa riguarda tutto il genere umano, che sia gay, bisex o eterosessuale? O forse a quella parte del popolo fa piacere ed è consuetudine nascondere scambi di coppia, relazioni segrete e quant’altro?

Roma Pride 2018

Credit immage

In ogni caso, per non spostarmi troppo dal punto, mi è sempre più chiaro come l’omofobia sia parte del quotidiano. E’ ovvio che se giornalisti di testate importanti come Il Giornale e Libero si permettano di diffondere odio ingiustificato e di criticare manifestazioni importanti come quella del Gay Pride, la gente comune sicuramente ne sarà in qualche modo influenzata e condizionata. Ma allora mi chiedo, qual’è lo scopo di tutto ciò? Far vendere più copie? Inneggiare odio? Proprio non capisco.

Per farvi meglio comprendere: “Poveri gay e poveri partigiani” titola in prima pagina Il Giornale, descrivendo con queste parole la parata: “Rituale stanco che scimmiotta la semantica della Resistenza che, a sua volta, si lascia cannibalizzare dalla retorica delle Famiglie Arcobaleno” o la prima pagina di Libero “Sempre siano lodati i ricchioni” descrivendo racconti assurdi di un’epoca assolutamente da dimenticare.

E’ brutto vedere come determinate persone ancora non capiscano il concetto fondamentale del Gay Pride e ignorino ancora il motivo per cui venga celebrato in quella maniera. Forse a volte la diversità, la libertà fa paura. E’ molto più facile tenere persone in schiavitù mentale che in stato di consapevolezza!

Gay Pride, perché è così importante

Leggendo in rete, anche su forum dedicati, mi sono reso conto che probabilmente molte persone non sanno ancora cos’è e perché si è iniziato a celebrare il “Gay Pride” o, tradotto letteralmente, “orgoglio gay“.

Non è solo un momento dove c’è gente vestita in strano modo, nè tantomeno una manifestazione da cui prendere le distanze perché: “Io non sono quel tipo di gay e non ne ho bisogno“. Il significato è molto più profondo e come altre manifestazioni di questo genere dove si celebra l’orgoglio o la liberazione da qualcosa, devono essere celebrate.

gay balloons

Il tutto partì dagli Stati Uniti, che come molti altri Paesi del mondo dovette far fronte ad una lunga serie di violenti scontri fra gruppi omosessuali e polizia locale. Purtroppo all’epoca la comunità gay era costretta continuamente a lottare e molto spesso soggetta a violente irruzioni nei diversi locali. Ci si vedeva spesso ammanettati per i motivi più futili, come il baciarsi o tenersi la mano in pubblico.

Mentre poi, nella notte del 27 giugno 1969, presso il famosissimo locale “Stonewall Inn” la polizia fece un’altra irruzione e arrestò moltissime persone solo per vestire abiti del sesso opposto o per essere semplicemente dipendenti del locale.

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Secondo un resoconto, Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata picchiata con un manganello. Un’altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un’auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire. Comunque sia, la mischia si accese in mezzo alla folla, che presto sopraffece la polizia.

La lotta continuò per tutta la notte e addirittura furono chiamate le squadre anti-sommossa che vennero però fermate dal lancio di pietre ed altri oggetti. Poi fu il turno di una serie di drag queen che si piazzo davanti a loro cantando:

We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!

La situazione si calmò temporaneamente, ma gli scontri andarono avanti ancora per giorni, fino al momento dell’ultima rivolta dove un migliaio di persone lottò di fronte al locale. Successivamente nacque finalmente il primo movimento di liberazione gay che in seguito decise di festeggiare ogni anno il “Gay Pride“.

In sostanza, è normale che in questa parata si manifesti anche la diversità “estetica”, il vestirsi in maniera diversa dallo standard, eccentrica. Il punto è uno solo, bisogna essere chi ci sentiamo di essere e nessuno dovrà mai avere il diritto di dirci qualcosa solo per come abbiamo deciso di vestirci o perché si è magari deciso di cambiare sesso o di baciare qualcuno dello stesso sesso. Ognuno è libero di fare quello che crede della propria vita. C’è chi poi dice: “Sì, ma con rispetto altrui” ma, a chi manca di rispetto? La persona che si veste ad esempio da donna o la persona che la deride? Che diritto si ha per giudicare?

So che questo articolo non cambierà di certo il pensiero di determinate persone ma l’ho voluto scrivere in onore dei Gay Pride che ci saranno nel corso del prossimo mese. E allora:

FESTEGGIAMO TUTTI L’ORGOGLIO GAY!!