Non sono gay, però vorrei “farlo” con te!

Che la bisessualità sia normale è chiaro, come anche l’eventuale e sola curiosità che possa nascere ad un certo punto in una persona eterosessuale. Ho solo il timore che a volte ci si nasconda troppo sotto una personalità che non riflette noi stessi, mentre dovremmo imparare ad essere liberi, pur rischiando di non riscuotere molte approvazioni.

A parte questa piccola prefazione però, mi piacerebbe concentrarmi su un altro punto: il tradimento.  Sicuramente che si tradisca con una persona dello stesso sesso o quello opposto, non fa alcuna differenza ma, essere fidanzati (da uomo) con una donna solo per salvare le apparenze e farsi una vita segreta, magari anche solo mentale/online, lo trovo un po’ triste. Perché nascondersi? Questa domanda mi perseguiterà per sempre, pur capendo che purtroppo esistono diversi tipi di realtà.

Probabilmente ora vi chiederete: Ma in ogni caso, perché ne parli ora? E’ partito tutto da una cena fra amici dove io e mio marito abbiamo conosciuto un’altra coppia (uomo e donna). All’inizio tutto normale, durante la cena si è parlato con molta tranquillità, si scherzava ma senza alcun riferimento sessuale. E’ vero, appena l’ho visto ho dubitato che potesse essere gay ma, non mi sono sbilanciato e non ho nemmeno accennato battute in merito. D’altronde, ognuno è quel che è ed è giusto che sia così.

Alla fine della serata ci siamo scambiati il numero di telefono con la promessa, magari, di rivedersi per un drink o per passare una serata assieme. Nulla per qualche giorno, finché poi una sera, ecco che inizia a scrivere tramite Facebook, partendo da cose molto normali del tipo “Come stai? Tutto ok?” Gli ho subito dato retta e per un po’ è stato piacevole anche se ecco che, a distanza di qualche minuto, inizia a fare qualche allusione sessuale. Ovviamente non ci do peso, capendo da uomo che la cosa fa un po’ parte del nostro DNA. Più si va avanti però e più queste parole diventano dirette e personali. All’inizio parte tutto dal “potremmo però fare una cosa a quattro con voi e mia moglie” per poi invece passare a “mi piacerebbe venire da voi una sera, probabilmente mia moglie non capirebbe il fatto che anche io voglia essere attivamente partecipe nel sesso con altri uomini”.

Non mi ha sconcertato la richiesta sessuale in se, mi ha solo rattristato il fatto di vedere una persona che in qualche modo crede di essere felice ma che in realtà, va in giro cercando altrove qualcosa che possa farlo sentire bene. O forse è solo una mia idea personale e lui sta benissimo così, chi può dirlo? Voi cosa ne pensate?

Etichettare la vita

“Cisessuale, pansessuale, omosessuale, bisessuale, eterosessuale…” si potrebbe andare avanti per mezz’ora se volessimo elencare tutte le varie categorie ma, la domanda resta una sola: C’è davvero bisogno di crearne così tante e sempre più specifiche? Non dovremmo semplicemente eliminarle tutte? Voglio dire, d’altronde ad ognuno può piacere qualsiasi cosa ma non deve essere etichettato per questo.

Forse è una mia idea personale, non so, ma anche la stessa LGBT (che adoro per tutto ciò che fa per la nostra comunità), nel corso degli anni sta diventando una sigla sempre più lunga: Non sarebbe invece meglio accorciarla inserendo tutti in una sola e grande categoria, senza discriminazioni? E’ probabile che “differenziare” possa solo creare ulteriore confusione o aumentare pregiudizi di vario tipo, anche fra persone che, alla fine dei fatti, sono simili. Non è un segreto che molte discriminazioni provengono proprio dal nostro stesso ambiente: Persone che nonostante tutto, non riescono a guardare oltre la loro idea personale, che sia incentrata sul solo sesso per tutta la vita o sull’amore.

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Per quanto mi riguarda, se dovessero chiedermi in che categoria vorrei rientrare, probabilmente direi “in nessuna, sono semplicemente una persona”. D’altronde alla gente non dovrebbe interessare molto se a me piacciono uomini, donne o… chissà cos’altro. Bisognerebbe imparare a vedere le persone per quello che sono nel loro insieme, per come si comportano col prossimo e non giudicare il prossimo per le scelte sessuali.

Probabilmente tutto questo ci sta in qualche modo imprigionando in schemi che si continueranno a ripetere senza lasciare libertà decisionale e di espressione personale: ricordiamoci che ognuno di noi è unico, con proprie idee e pensieri che sì, si possono incastrare con quelle altrui ma che non si possono rinchiudere in schemi preconfezionati!

Primi approcci, in chat

In quest’era sempre più digitale dove quasi ci si dimentica cosa voglia dire presentarsi di persona, l’emozione che si prova nel guardarsi negli occhi o semplicemente la chimica che scatta in determinati casi, salta fuori una questione: Come bisogna approcciarsi in chat visto che è alto il rischio di non essere compresi? Ecco qualche consiglio:

NON PARTIRE PREVENUTI

In molti pensano che andare in chat equivalga per forza a cercare sesso ma non sempre è così, io ad esempio ho trovato la persona che poi è diventata mio marito. A prescindere da questo poi, sembra quasi che alcune persone seguano un copione scritto, ripetuto di volta in volta, con l’aspettativa di ricevere risposte ben precise altrimenti: il blocco è immediato. Non si dovrebbe invece lasciare il beneficio del dubbio? Magari non si è capito bene cosa realmente l’altra persona volesse dirci o comunque, ci possiamo trovare davanti ad una persona che difficilmente si lascia andare e che quindi non dirà subito che è in cerca di marito. Pazientate un po’ e dategli più occasioni!

LA CONOSCENZA HA BISOGNO DI TEMPO

Altro argomento poi è che, vista la facilità a trovare persone in chat, spesso non ci si perde molto in discorsi e magari si rimane con due o più persone in contatto. Dopo un paio di giorni però, ecco che arriva la noia e si cambia. Ma cosa pretendere da una conoscenza nata in rete? Ovviamente devono esserci dei punti in comune o si parte già male ma nel caso questi ci fossero, concediamo tempo senza procedere con la conoscenza della nuova “Preda”. Impariamo a soffermarci di più se troviamo qualcuno che sembra interessarci!

L’IMPORTANZA DELLA FOTO

Primo pensiero da evitare: Ecco, è un bonazzo e quindi non mi considererà mai.

Non si può mai dire e comunque, dicendo così state sminuendo voi stessi e non penso sia corretto nei vostri confronti. Ovviamente la parte estetica è importante, quasi quanto quella emotiva. Diciamo che per costruire una relazione c’è bisogno di un buon equilibrio fra entrambe le cose. Quindi, evitiamo di cercare l’impossibile e allo stesso modo, evitiamo di innamorarci di una foto. Spesso dal vivo si può rimanere molto delusi in quanto non basterà più solo quello che si scrive. La foto è importante per capire se può essere o meno il vostro tipo ma, non lasciatevi trasportare solo da quella, aspettate la conoscenza dal vivo!

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In sostanza, a volte ci siamo proprio dimenticati come approcciarsi alle persone anche perché via chat non c’è quella forte componente chimica/emotiva che invece avviene più facilmente dal vivo. Dobbiamo imparare ad usare il web solo come strumento iniziale ma conoscere il più possibile dal vivo le eventuali persone che potrebbero interessarci.

Buon primo appuntamento a tutti! 🙂

Passivo ma non sottomesso

Purtroppo come ogni minoranza, anche noi soffriamo di giudizi preconfezionati da parte di gente al di fuori della nostra realtà. Spesso quindi veniamo visti per quello che si pensa noi siamo, più facile ed immediato.

Nello specifico, parlo dei ruoli sessuali che in qualche modo ci identificano. Ovviamente, ognuno di noi ha delle caratteristiche ben definite e delle preferenze che nell’insieme di tutto, ci permettono di costruire un rapporto con un “Incastro perfetto”.

Questa cosa però porta inevitabilmente anche a determinati preconcetti, costruiti nel corso degli anni, dove spesso l’associazione più automatica era “Gay = effemminato“. Sebbene non ci sia nulla di male nell’essere effemminati, non è una condizione comune a tutti noi. Ma perché succede questo? Probabilmente perché si pensa che essere gay equivalga per forza ad essere passivi e di conseguenza, ad essere più simili al ruolo esercitato dalla donna in una coppia eterosessuale. Questo preconcetto fortunatamente nel corso degli anni è pressoché svanito ma se n’è fatto aventi un’altro, ovvero “Attivo = maschio e passivo = effemminato/sottomesso“. Questa distinzione avviene spesso anche all’interno della nostra stessa comunità. Che cosa porta a questo pensiero? Probabilmente il fatto che l’attivo, proprio per essere visto come la parte “Predominante” della coppia è più simile al ruolo dell’uomo in una coppia eterosessuale ed in qualche modo riesce ancora ad essere visto come l’esempio di macho, soprattutto se parliamo di un Paese come il nostro, dove si sa che la base di tutto è essere MASCHIO.

Non ho parlato volutamente della categoria dei versatili, che ovviamente non fanno parte di questo polverone. Magari in questo caso ci si potrebbe domandare se davvero tutti quelli che si dichiarano tali lo sono o se è solo un modo per non dichiarare la propria preferenza.

Tornando invece alla differenza fra attivi e passivi, si può sicuramente sfatare questo preconcetto, come quello della “Passivella vogliosa”. Se è vero che il ruolo sessuale in qualche modo ci caratterizza nella coppia, non è detto che questo ci paragoni di riflesso ad una coppia eterosessuale. Già, qui non si sta parlando infatti di uomo e donna ma di due uomini. Questo quindi non c’entra nulla con la propria mascolinità, si può dunque essere passivi e maschilissimi ed attivi ma con la borsetta.

 

“Boy erased” – un film che fa riflettere

“Boy erased” ovvero “Ragazzo cancellato” è il racconto autobiografico di Garrard Conley. Il film arriverà in Italia il prossimo 22 novembre, diretto da Joel Edgerton, con Nicole Kidman e Russell Crowe.

Parla dell’adolescenza descritta da Garrard nel suo libro, un’adolescenza difficile vissuta in una famiglia molto religiosa che non accetta la sua dichiarazione di omosessualità e che anzi, gli imporrà di andare a farsi “Curare” nel centro “Love in action”.

Purtroppo esistono ancora luoghi dove si crede che l’omosessualità sia una malattia da “Correggere” come qualsiasi altro disturbo mentale. In questo caso Garrard, che vive in una piccola cittadina dell’Arkansas fu costretto, a soli 19 anni, a frequentare un programma correttivo sostenuto dalla chiesa.

Fortunatamente però, gli sforzi dei genitori e della struttura risultano vani e finisce con l’accettare con forza la propria identità.

Quello che sicuramente dovrebbe farci riflettere di questo film, è il fatto che l’autore non ha mai perso la propria identità, non ha lasciato che altre persone determinassero la sua vita, cambiandola nel profondo. Non ha voluto accettare di essere infelice a vita per la “Felicità” di altri.

Ricordiamoci che siamo persone stupende e non persone da curare!

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(Credit photo: http://moviemagazine.it/boy-erased-trailer-del-film-che-punta-alloscar-con-russell-crowe-e-nicole-kidman/)

Mamma, papà… sono gay!

Questo è un argomento che mi ha sempre incuriosito -Si parla tanto dei coming out, del coraggio di un ragazzo/a di esprimere il proprio modo d’amare. Ma quello che più mi incuriosisce, e che mi piacerebbe ascoltare o leggere nei vari commenti, è come realmente hanno reagito le varie mamme e i vari papà, in quel momento di assoluta verità-

È difficile, quasi raro, leggere di una madre o un padre soprattutto, che scriva della propria esperienza nell’avere un figlio omosessuale. Mi intriga moltissimo sapere cosa cambia, se cambia, in un rapporto tra il papà e il figlio. Le mamme, si sa, sono sempre un pochino più pronte ad accettare una determinata situazione.

Quali domande si pone un genitore consapevole di avere un figlio omosessuale?. Quali sono le sue ansie, le sue paure?

Vi racconto un pò della mia “Particolare” esperienza…

Ho fatto coming out all’età di 26 anni.

Tutta la vita precedente a quei 26 anni è stato un nascondermi da un qualcosa che, nella mia intasatissima testa, avrebbe potuto ferire la mia famiglia. Ho sempre saputo chi amare e non me ne sono mai vergognato. Ho soltanto avuto bisogno di tempo per capire quando sarebbe stato il momento giusto. Ho 4 sorelle maggiori, una mamma meravigliosa e un papà che da 4 anni è volato in cielo.

Il mio coming out è stato, ed è tutt’ora parziale. Nel senso che, le mie sorelle sanno ormai tutto, mia madre ancora non ufficialmente. In cuor mio, spero sempre che lei lo capisca da sola.

Ciò che mi ha frenato nel dirglielo è stata la mancanza di mio padre. Era troppo sofferente per subire una mia dichiarazione in quel periodo e ho preferito, quindi, di posticipare questo momento.

Nel frattempo vivo liberamente la mia vita, scrivo apertamente sui social, non ho segreti con nessuno, non sento alcuna pressione e non mi devo nascondere o vergognare di ciò che provo e soprattutto verso CHI lo provo.

Mi piacerebbe tanto che voi genitori di ragazzi omosessuali, raccontaste la vostra esperienza. Cosa è successo nel momento della dichiarazione?

Magari le esperienze positive, tramite i vostri racconti, potranno essere una chiave d’aiuto importante per aprire i cuori di quei genitori che ancora pensano che l’omosessualità del proprio figlio sia il problema principale della loro vita.

Chissà cosa avrebbe pensato il mio papà.

Erberto

Dobbiamo “Normalizzarci” per essere accettati

Chi definisce che cosa è “Normale” e cosa non lo è, la società? Ok, ma sulla base di cosa? Probabilmente il nostro Paese, pur essendo per alcuni versi molto bello, soffre di una mentalità molto ristretta per la maggior parte delle persone che ci vivono. E’ vero, non siamo sicuramente ridotti male come altri Paesi stranieri ma, non si capisce come mai non si riesca a fare definitivamente un passo avanti.

Quest’articolo nasce a seguito di alcuni commenti letti questa mattina. Ci si riferiva ad un video rappresentante -un certo personaggio famoso- vestito con pareo e tacchi a spillo argentati che ballava in giardino. Da lì commenti del tipo “Che schifo”; “Ecco perché noi gay non veniamo accettati”; “forse bisognerebbe imparare a normalizzarsi per essere accettati”.

Trovo terrificante che la politica se ne lavi le mani di fronte a questi problemi sociali, anzi, che si diverta a creare caos in modo da usare come burattini le persone. E’ più facile così, si crea odio per smuovere gli animi e farsi seguire, anzichè promuovere la pace. Anche perché, una volta che tutto è tranquillo, chi ti seguirebbe? Dovresti essere onesto a vita ma sappiamo che questo in Italia apparentemente è impossibile.

Comunque sia il punto è un altro, che loro facciano questo giochino si sa, come si sa che molta gente si lascia condizionare da promesse vane e da notizie false spesso date in TV. Che però queste discriminazioni provengano proprio dall’interno del nostro ambiente, è pazzesco.

Milano Pride 2018
Pride Square Milano

E’ vero, anch’io non capisco chi possa vivere una vita pensando solo a far sesso con centinaia di persone senza poi costruire qualcosa ma va bene, vivo lo stesso e me ne faccio una ragione. Oppure, si può non essere d’accordo con un uomo che si traveste perché la cosa non ci attrae prorio ma “Chi siamo per giudicare?”, magari noi stessi seguiamo sotto sotto qualche strada considerata strana da altri ma vorremmo a nostra volta non essere giudicati.

Che poi va bene, forse siamo un po’ più colorati, un po’ più sopra le righe per alcuni versi ma forse, è anche quello che ci rende belli. Non è detto che tutti siano così ma non si può nemmeno pretendere che tutti siano maschili, tranquilli e nascosti. Non dobbiamo essere coloro che gli altri vogliono che diventiamo, dobbiamo essere accettati per quello che siamo “Maschili; effemminati; tranquilli; creativi; teneri; puppy; leather; travestiti; transessuali…”.

 

Non mi capisce quindi “Lo lascio”

Alla fine ci siamo resi conto di essere diversi” questa una delle frasi tipiche che si dicono in quei momenti ma, sarà sempre vero? Non è solo paura dei cambiamenti?

Se ve lo state chiedendo “No, non mi sto separando” volevo solo parlare di quest’argomento perché noto che sempre più persone faticano a portare avanti rapporti interpersonali, a volta persino di amicizia.

E’ vero, una storia d’amore non deve portarti via il resto, non deve nemmeno farti diventare un’altra persona ma, fa parte del gioco il fatto che molte cose potrebbero cambiare. Non è sempre detto e comunque, non è sempre un male. Di sicuro si inizieranno a far scelte che beneficeranno la coppia e non solo una delle due persone. Anche le amicizie potrebbero risentirne, magari per incompatibilità fra il ragazzo che state frequentando e qualcuno dei vostri amici “Se piace a voi, non è detto che debba per forza piacere a tutti”. Questo potrebbe provocare qualche cambiamento ma, probabilmente perché si trattava solo di “Conoscenze” ed è quindi normale che le cose possano non andare più come prima.

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Ok, io però non voglio rinunciare al mio migliore amico“. Perfetto, non dovrete farlo, dovrete solo capire come far funzionare le cose. Se il vostro amico e il vostro ragazzo andranno d’accordo sarà facile ma, in caso contrario, dovrete ritagliarvi dell’extra tempo. Probabilmente le cose non saranno esattamente come prima perché non potrete più dedicare solo a lui tutto il tempo però d’altronde, non potete dividervi in due e se volete una storia d’amore che funzioni, la priorità dovrebbe essere data a quello.

La cosa che purtroppo si guarda spesso in questi casi è solo la “Rinuncia” e non la costruzione di un rapporto duraturo. E’ da mettere in conto che qualcosa potrebbe cambiare ma se sarete davvero innamorati, capirete come gestire tutte queste fasi senza per forza sentirvi oppressi da chissà cosa.

E’ facile lasciarsi andare dal fuoco iniziale e lasciare la persona dopo un paio di mesi perché non si riesce a vivere come prima e ci si sente stretti. Significa semplicemente che non siete pronti come credevate ad avere una storia, o semplicemente che non è la persona giusta.

L’amore non è rinuncia ma di sicuro è cambiamento e se si prosegue su questo percorso,  rimarranno affianco a voi le persone più importanti e “La più importante”!