Daniel Greco, tra parodia e realtà

E poi ci fu YouTube, fortunatamente per noi Dopo essermi imbattuto qualche mese fa nei video-parodia di Daniel, ho pensato immediatamente che fossero geniali e molto divertenti.

Nei suoi testi ironici e di facile ascolto infatti, spesso si possono trovare parole profonde. Un vissuto che probabilmente accomuna parecchie persone appartenenti al mondo LGBT — Quel ragazzo incompreso che cresce dovendo lottare contro il mondo, anche se sempre con l’autoironia che lo contraddistingue, per essere semplicemente se stesso “in un modo diverso dai canoni più comuni”. Che dire, meno male che abbia deciso di affrontare la vita a testa alta e di seguire la sua strada, il suo sogno perché così facendo ha aiutato anche noi a sorridere una volta in più durante l’arco delle nostre giornate.

Quindi Daniel, parlaci un po’ di te: Sei gay? Scherzo ovviamente ma, ti andrebbe di raccontarci la tua storia?

Ecchime! Allora, nasco 18 anni fa (ho detto 18 e rimangono 18 okkk?!) a Monza — Vi risparmio tutto quello che è avvenuto fino ai 17 tanto è irrilevante (cosa ridiii??). Ho iniziato a studare canto, danza e recitazione in un’accademia serale mentre la mattina lavoravo per guadagnare due spicci e cercare di pagarmela, anche se mi hanno aiutato comunque i miei genitori senza i quali ora sarei sotto un ponte. Arrivo dal mondo del teatro, ho partecipato ad alcune produzioni teatrali, musical, e il mio highlight rimane  “We Will Rock You“, il musical ispirato alle canzoni dei Queen. Con noi sul palco poi, durante la prima è salito Brian May a fine spettacolo. Ricordi indelebili da fan dei Queen quale sono. Da un anno e mezzo a questa parte invece ho deciso di reinventarmi sui social, ed ora: Eccomi qui!

Quindi, il mondo dell’intrattenimento è sempre stato importante per te? 

Credo che ognuno nasca con delle qualità e una predisposizione naturale verso qualcosa, nel mio caso è stato l’intrattenimento che ho cercato di approfondire attraverso lo studio. Non potrei mai spegnere la mia vena creativa, morirei con essa!

Ma com’è nata l’idea di fare video-parodie su YouTube? 

Ho iniziato nel 2016 sotto consiglio del mio ex ragazzo. All’inizio mi occupavo più dello scritto, ma non mi sentivo rappresentato da quel tipo di situazione, era solo una mia paura nel mettermi realmente in gioco attraverso quello che credo di poter fare. Quindi un giorno, stanco di far vincere le mie insicurezze, mi sono deciso a sfruttare i miei studi e la mia preparazione per cercare di dare un prodotto comico, ma più strutturato. 

Oltre a farti i complimenti per quello che fai, toglimi qualche curiosità: Scrivi tu tutti i testi? Chi ti aiuta invece nell’editing video?

Scrivo tutto da solo, canto tutto da solo (molti spesso mi chiedono se sia io davvero a cantare, come se non fosse possibile avere anche un minimo di preparazione quando si viene dal web… ahahah). Anche per i video cerco di far tutto da solo, pur appoggiandomi a volte ad una ragazza video maker molto molto molto brava che fa diventare il tutto decisamente di un livello superiore. EEEE TI RINGRAZIO PER I COMPLIMENTI, TROPPO GENTILE, NON MERITO TUTTO QUESTO AMORE, ANZI Sì.

Ho visto che hai lavorato anche in radio, com’è stata quell’esperienza? 

Con M2O è stata un’esperienza di sei mesi bellissima, avere una rubrica personale su una radio così importante a livello nazionale è stato un sogno realizzatosi. Il tutto grazie a Micol Ronchi, la ragazza con cui ho anche iniziato a fare i video per la mia pagina, nonché speaker fissa della radio appunto. Le nostre strade pero si sono divise ora, e con esse la mia rubrica in radio e, mi spiace davvero tanto.

Ci terrei a concludere con “Clitofobia”, oltre ad essere come al solito un video divertente, mi è piaciuta la parte finale. Parlo di: “Dirti che non è una fase, dirti che non passerà, dirti che va tutto bene, dirti che è tutto normale, è solo amore ma che paura ti fa?”.

Riesci anche a far pensare oltre che a far ridere e questo lo trovo molto bello.

Sono molto affezionato a quel video poiché racconta praticamente la mia vita, e credo che tra le molte parodie trash, sentissi il bisogno di mandare un messaggio importante soprattutto in quest’epoca storica dove sì, abbiamo fatto dei passi in avanti, ma c’è pur sempre ancora tanto da imparare sull’argomento omosessualità e discriminazione. Avendo la fortuna di avere un mezzo con cui farlo, ho deciso si di mantenere il mio stile di comicità, ma di virare poi su degli spunti di riflessione personali, sui quali ci si possono rispecchiare molte persone.

 

5 facili modi per capire se a lui piaci

Gli piacerò?

Parliamoci chiaro – conoscere una persona è difficile. Una delle cose più difficili poi e proprio sapere quanto è dura là fuori. Potrebbe però capitarvi di conoscere il tipo che stavate cercando, inizierete così a flirtare e conversare vi varrà facile sin dal primo incontro.

Passato un po’ di tempo poi, molto probabilmente inizierete a provare qualcosa e prima di andare oltre, vorrete essere sicuri che anche lui stia provando le stesse cose. “Lasciarvi andare o trattenervi“, non ne siete ancora sicuri. Sicuramente vi piacerebbe che tutto si risolva in modo molto romantico (se siete i tipi) e senza che voi dobbiate far nulla ma, non sempre va così.

Vi ritrovate in quanto appena descritto? Se sì, vorreste conoscere dei modi per capire se al vostro nuovo ragazzo piacete?

Ecco 5 cose da sapere:

1. E’ interessato a ciò che vi piace

Prima di iniziare a fasciarvi la testa sarebbe giusto chiedere a se stessi: Ma questo ragazzo sa quello che a me piace? Conosce almeno un paio di miei hobby? E’ al corrente di che musica ascolto?

Forse penserete che siano cose stupide ma, se un ragazzo dopo qualche mese o settimana di frequentazione sa a mala pena che lavoro fate, probabilmente è già un segno chiaro che non è molto interessato a voi. Se lo fosse, si informerebbe di sicuro, magari per portarvi lui stesso a fare quella cosa che vi piace tanto.

Se quindi è un tipo a cui non interessa molto delle vostre passioni e con cui non vi è mai capitato di parlarne, ecco, forse non è il caso di proseguire.

2. Cerca ogni modo per passare del tempo con te

Se ad un ragazzo piacete, vorrà passare del tempo con voi. Oltre ad incontrarvi saltuariamente ad una festa o in un bar con amici, sarà felice di passare assieme più tempo. Vivere la vita di tutti i giorni, la quotidianità, di sicuro potrà aiutarvi a conoscervi realmente.

In ogni caso, cancellare un appuntamento non vorrà necessariamente dire che non sia interessato — qualche volta possono saltare fuori cose inaspettatamente e se vedete che comunque cerca in ogni modo di organizzare un nuovo appuntamento, significa che è quantomeno interessato a conoscervi meglio.

3. Sa capire i vostri spazi e “limiti”

Molte volte si hanno delle ideologie di vita personali o magari si ha semplicemente il bisogno di avere determinati spazi, è importante rispettarli in maniera reciproca.

Iniziare sin da subito a capire e rispettare questi limiti è essenziale per far crescere ancora meglio la relazione. Magari lui è dell’idea di non far sesso subito e preferisce aspettare di conoscervi meglio, o magari semplicemente, ritmi serrati di lavoro gli impediscono di uscire frequentemente o in tarda serata.

Se gli piacerete davvero e se le vostre sono esigenze concrete, non solo vizi da uomo single, lui riuscirà a comprendere.

4. Niente fretta

C’è la strana diceria in Gaylandia che dormire con un uomo la prima notte è una cattiva idea.

Beh, non ha completamente senso.

Se è una cosa che entrambe volete: fatelo senza pensarci troppo. Oppure, vi sentite già dopo pochi giorni di darvi qualche nomignolo strano o di chiamarvi “fidanzati”? Perfetto, non abbiate paura.

Prendete come esempio la storia di Giuliano ed Alessandro che già dai primi giorni si sentivano una coppia.

L’allarme invece suonerà se lui, e solo lui, senza alcun senso apparente cercherà di velocizzare il tutto. Siete sicuri che sia interessato realmente a voi e non solo all’idea di avere un fidanzato?

5. Sarà lui a dirvelo

Probabilmente il modo più semplice per sapere se davvero gli piacete è chiederglielo. Forse sembrerà scontato ma non dimenticate che le migliori soluzioni a volte sono le più semplici.

Quindi forza, lasciate da parte il vostro orgoglio e quel “No, sarà lui a fare il primo passo o io non mi schiodo“, smettetela anche di pensare “E se non mi darà la risposta che spero?“. Molte volte bisogna affrontare di petto le situazioni perché farsi solo domande e analizzare dall’esterno, non sempre porterà alla risposta giusta.

Non sono gay, però vorrei “farlo” con te!

Che la bisessualità sia normale è chiaro, come anche l’eventuale e sola curiosità che possa nascere ad un certo punto in una persona eterosessuale. Ho solo il timore che a volte ci si nasconda troppo sotto una personalità che non riflette noi stessi, mentre dovremmo imparare ad essere liberi, pur rischiando di non riscuotere molte approvazioni.

A parte questa piccola prefazione però, mi piacerebbe concentrarmi su un altro punto: il tradimento.  Sicuramente che si tradisca con una persona dello stesso sesso o quello opposto, non fa alcuna differenza ma, essere fidanzati (da uomo) con una donna solo per salvare le apparenze e farsi una vita segreta, magari anche solo mentale/online, lo trovo un po’ triste. Perché nascondersi? Questa domanda mi perseguiterà per sempre, pur capendo che purtroppo esistono diversi tipi di realtà.

Probabilmente ora vi chiederete: Ma in ogni caso, perché ne parli ora? E’ partito tutto da una cena fra amici dove io e mio marito abbiamo conosciuto un’altra coppia (uomo e donna). All’inizio tutto normale, durante la cena si è parlato con molta tranquillità, si scherzava ma senza alcun riferimento sessuale. E’ vero, appena l’ho visto ho dubitato che potesse essere gay ma, non mi sono sbilanciato e non ho nemmeno accennato battute in merito. D’altronde, ognuno è quel che è ed è giusto che sia così.

Alla fine della serata ci siamo scambiati il numero di telefono con la promessa, magari, di rivedersi per un drink o per passare una serata assieme. Nulla per qualche giorno, finché poi una sera, ecco che inizia a scrivere tramite Facebook, partendo da cose molto normali del tipo “Come stai? Tutto ok?” Gli ho subito dato retta e per un po’ è stato piacevole anche se ecco che, a distanza di qualche minuto, inizia a fare qualche allusione sessuale. Ovviamente non ci do peso, capendo da uomo che la cosa fa un po’ parte del nostro DNA. Più si va avanti però e più queste parole diventano dirette e personali. All’inizio parte tutto dal “potremmo però fare una cosa a quattro con voi e mia moglie” per poi invece passare a “mi piacerebbe venire da voi una sera, probabilmente mia moglie non capirebbe il fatto che anche io voglia essere attivamente partecipe nel sesso con altri uomini”.

Non mi ha sconcertato la richiesta sessuale in se, mi ha solo rattristato il fatto di vedere una persona che in qualche modo crede di essere felice ma che in realtà, va in giro cercando altrove qualcosa che possa farlo sentire bene. O forse è solo una mia idea personale e lui sta benissimo così, chi può dirlo? Voi cosa ne pensate?

Un’amicizia che dura due giorni

Ultimamente mi è capitato spesso di utilizzare il web per incontrare gente con cui condividere momenti di vita. Parlo di semplice amicizia, difficile da trovare quasi quanto l’anima gemella. Sembra che quando si oltrepassi una certa “distanza di sicurezza” in qualche modo crei paura e allontani le persone quasi come se ci si trovasse davanti ad una malattia pericolosa ed infettiva, forse chiamata “felicità“.

Che cosa però spinge le persone ad aprirsi e poi a scomparire dopo qualche giorno? Ecco, questo non l’ho ancora capito.

Probabilmente i rapporti nati online non sono destinati a funzionare nell’80% dei casi in quanto magari ci facciamo cogliere, anche in caso di amicizia, da subito da una parte “visiva” senza renderci conto che in realtà con quella persona non abbiamo proprio nulla in comune. Tolto questo però, non capisco ancora cosa trattenga le persone dal voler avere un rapporto vero di amicizia e non di mera conoscenza. E’ forse troppo impegnativo da gestire? Bisogna dare troppo? Probabilmente sì ma, quello che si riceverebbe in cambio sarebbe sicuramente qualcosa di unico.

In molti mi hanno anche chiesto “sei sposato, perché cerchi amici? Non ti basta?”, ammetto che rimango sempre sconcertato da questa affermazione, ovvio che mio marito mi basta e che son fortunato ad averlo. Detto ciò, non sarebbe male di tanto in tanto anche aver qualcuno con cui confidarsi, con cui scambiare quattro chiacchiere e che ti possa seguire nel corso della vita.

Detta così potrebbe sembrare che io non conosca nessuno e che nessuno mi voglia bene. Falso, ci sono persone fidate che amo e di cui mi fido ciecamente. Però non so voi, ma a me fa sempre piacere conoscere sempre nuova gente, in qualche modo mi arricchisce. Stupisce anche come così facendo si possano incontrare persone con cui si ha grande affinità.

Che dire: cerchiamo un po’ tutti di lasciarci andare di più, cerchiamo di essere un po’ meno egoisti e iniziamo a dare incondizionatamente. Ciò che tornerà indietro, sarà spettacolare!

 

Etichettare la vita

“Cisessuale, pansessuale, omosessuale, bisessuale, eterosessuale…” si potrebbe andare avanti per mezz’ora se volessimo elencare tutte le varie categorie ma, la domanda resta una sola: C’è davvero bisogno di crearne così tante e sempre più specifiche? Non dovremmo semplicemente eliminarle tutte? Voglio dire, d’altronde ad ognuno può piacere qualsiasi cosa ma non deve essere etichettato per questo.

Forse è una mia idea personale, non so, ma anche la stessa LGBT (che adoro per tutto ciò che fa per la nostra comunità), nel corso degli anni sta diventando una sigla sempre più lunga: Non sarebbe invece meglio accorciarla inserendo tutti in una sola e grande categoria, senza discriminazioni? E’ probabile che “differenziare” possa solo creare ulteriore confusione o aumentare pregiudizi di vario tipo, anche fra persone che, alla fine dei fatti, sono simili. Non è un segreto che molte discriminazioni provengono proprio dal nostro stesso ambiente: Persone che nonostante tutto, non riescono a guardare oltre la loro idea personale, che sia incentrata sul solo sesso per tutta la vita o sull’amore.

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Per quanto mi riguarda, se dovessero chiedermi in che categoria vorrei rientrare, probabilmente direi “in nessuna, sono semplicemente una persona”. D’altronde alla gente non dovrebbe interessare molto se a me piacciono uomini, donne o… chissà cos’altro. Bisognerebbe imparare a vedere le persone per quello che sono nel loro insieme, per come si comportano col prossimo e non giudicare il prossimo per le scelte sessuali.

Probabilmente tutto questo ci sta in qualche modo imprigionando in schemi che si continueranno a ripetere senza lasciare libertà decisionale e di espressione personale: ricordiamoci che ognuno di noi è unico, con proprie idee e pensieri che sì, si possono incastrare con quelle altrui ma che non si possono rinchiudere in schemi preconfezionati!

Passivo ma non sottomesso

Purtroppo come ogni minoranza, anche noi soffriamo di giudizi preconfezionati da parte di gente al di fuori della nostra realtà. Spesso quindi veniamo visti per quello che si pensa noi siamo, più facile ed immediato.

Nello specifico, parlo dei ruoli sessuali che in qualche modo ci identificano. Ovviamente, ognuno di noi ha delle caratteristiche ben definite e delle preferenze che nell’insieme di tutto, ci permettono di costruire un rapporto con un “Incastro perfetto”.

Questa cosa però porta inevitabilmente anche a determinati preconcetti, costruiti nel corso degli anni, dove spesso l’associazione più automatica era “Gay = effemminato“. Sebbene non ci sia nulla di male nell’essere effemminati, non è una condizione comune a tutti noi. Ma perché succede questo? Probabilmente perché si pensa che essere gay equivalga per forza ad essere passivi e di conseguenza, ad essere più simili al ruolo esercitato dalla donna in una coppia eterosessuale. Questo preconcetto fortunatamente nel corso degli anni è pressoché svanito ma se n’è fatto aventi un’altro, ovvero “Attivo = maschio e passivo = effemminato/sottomesso“. Questa distinzione avviene spesso anche all’interno della nostra stessa comunità. Che cosa porta a questo pensiero? Probabilmente il fatto che l’attivo, proprio per essere visto come la parte “Predominante” della coppia è più simile al ruolo dell’uomo in una coppia eterosessuale ed in qualche modo riesce ancora ad essere visto come l’esempio di macho, soprattutto se parliamo di un Paese come il nostro, dove si sa che la base di tutto è essere MASCHIO.

Non ho parlato volutamente della categoria dei versatili, che ovviamente non fanno parte di questo polverone. Magari in questo caso ci si potrebbe domandare se davvero tutti quelli che si dichiarano tali lo sono o se è solo un modo per non dichiarare la propria preferenza.

Tornando invece alla differenza fra attivi e passivi, si può sicuramente sfatare questo preconcetto, come quello della “Passivella vogliosa”. Se è vero che il ruolo sessuale in qualche modo ci caratterizza nella coppia, non è detto che questo ci paragoni di riflesso ad una coppia eterosessuale. Già, qui non si sta parlando infatti di uomo e donna ma di due uomini. Questo quindi non c’entra nulla con la propria mascolinità, si può dunque essere passivi e maschilissimi ed attivi ma con la borsetta.

 

Puppy Play – quando la maschera NON serve per nascondersi

Molte volte associamo una maschera a qualcosa di strano, spesso a qualcosa di sessuale. Dietro ogni tipo di fetish o pratica alternativa però, non si nasconde sempre e solo sesso. Molte volte è solo un modo diverso di essere e questo di sicuro non fa di noi delle “Cattive persone”.

Come avrete notato, ultimamente mi sono avvicinato un po’ anche al mondo dei Puppy, perché? Non saprei rispondere o, forse sì. Ho avuto modo di “Vedere” questo mondo attraverso i magnifici occhi di Aaron. Occhi di un ragazzo tenero, innamorato e di cui non si potrebbe dire assolutamente nulla di negativo. Ovviamente non potevo farmi scappare l’occasione di rivolgergli qualche domanda, un po’ per mia curiosità ed un po’ per portare alla luce questa nuova realtà. Bisogna parlare delle cose perché una volta che le si conosce, fanno meno paura:

Ci spieghi com’è nato il tutto? Quando ti sei accorto del desiderio di avvicinarti al mondo dei puppies?

Woof! Per prima cosa grazie dell’opportunità di parlare con voi!

Guarda, dirti che sono anni che vivo questa realtà sarebbe un errore. Avevo visto più volte girando su internet immagini di ragazzi vestiti da cani. Ancora non conoscevo il termine puppy nè sapevo cosa fosse. E’ capitato per caso un anno fa. Ero appena uscito da una relazione di 12 anni ed ero terrorizzato dall’idea di dovermi rimettere in gioco. Ho sempre temuto tutti i giudizi che si sentono costantemente all’interno della comunità LGBTQ+… troppo vecchio, troppo grasso, troppo poco muscoloso, troppo santo… Guardando le foto del Pride dello scorso anno, scoprii per la prima volta che in Italia esisteva un Mr.Puppy (all’epoca Zaush). Ho guardato non sai quante volte quelle foto. Quel muso, gli occhi sorridenti sotto la maschera, la cosa pelosa… così ho visitato il suo sito e ho scoperto il mondo del puppy play. Da lì è stata tutto un crescendo di curiosità misto a timore. Volevo quel muso anche io ma temevo che per l’ennesima volta fosse una cosa legata ad una pratica sessuale. Mi sono fatto coraggio e ho contattato Zaush che con molta serenità mi ha sciolto ogni dubbio. Confesso che condividiamo la stessa visione del puppy play e probabilmente se fosse stato un altro con una visione più “sessuale” probabilmente non mi ci sarei mai avvicinato. Sentivo il bisogno di uscire di casa e quel modo poteva essere la mia nuova dimensione.

Le prime volte che hai indossato la tua “Maschera”, com’è stato?

Strano… molto. Quasi un iniziazione. Dopo la chiacchierata con Zaush passò qualche giorno prima di incontrarlo (sapevo che lui le produceva già) e la voglia e il desiderio di quel muso era sempre più forte. Quando andai da lui e la provai fu come indossare un’armatura. Come Bruce Wayne quando diventa Batman. Ero io ma non ero io. Era un cucciolo che aveva voglia di conoscere il mondo. Erano 12 anni che ero fuori dall’ambiente dei locali ma il cucciolo non vedeva l’ora.

Quando la provai sentii dentro di me che era la mia dimensione. Quello di cui avevo bisogno.

In molti di sicuro si chiederanno perché lo fai, hai voglia di spiegarlo?

Beh lo faccio perché mi piace e perché è una parte di me. Come quelli a cui piace indossare un cappellino, una canotta aderente, i tacchi per una donna, la pelle per un leather o la gomma per un rubber.

Essere puppy però va oltre quello che può essere considerato un outfit. Si è puppy nella testa prima che nell’aspetto.

Per me è un modo per esprimere una mia libertà, un modo di essere. Certo non giro “canato” tutti i giorni o tutto il giorno, ma quando faccio una gita fuori porta, una serata al cinema ecc la mia faccia da puppy è sempre con me.

Parlaci un po’ di questa realtà, per quel che mi riguarda ne sono venuto a conoscenza nell’ultimo anno. Esiste da tanto?

Il “PUPPY PLAY” esiste da molti anni e all’estero è una realtà molto solida. In Italia ha visto la luce “pubblica” solo lo scorso anno grazie alla decisione del Leather & Fetish Club di Milano (LFM) di inserire all’interno della scena fetish nazionale la figura di Mr.Puppy.

Il Puppy Play possiamo dire che nasce all’interno della comunità fetish come evoluzione della figura del Dog Slave ma se ne distacca con notevoli differenze. Se da una parte il Dog Slave è una figura sottomessa e spesso è un modo per un padrone (Master) di umiliare l’essere umano trattandolo come un animale, dall’altra parte essere un Puppy è una scelta individuale. Non si è necessariamente legati ad un padrone, non si è sottomessi e soprattutto non è una forma di umiliazione.

La sessualità e l’aspetto di Dominazione/Sottomissione si staccano dal Dog Slave e trovano nel Puppy un aspetto secondario, dettato solamente dalle tendenze e gusti personali di ogni singolo cucciolo. Esistono quindi Puppy attivi, passivi o versatili; Puppy Dominanti o Sottomessi, Puppy kinky e Puppy Vanilla… quindi se vedi un Puppy a 4 zampe non dare per scontato che sia sottomesso… rischi un morso sui polpacci ahahahaha

Purtroppo però l’immagine del Puppy, sia da buona parte della comunità fetish che dai “non addetti ai lavori” è sempre legata alla figura dello slave o comunque legata ad una pratica sessuale. Nel mondo Puppy infatti esistono figure diverse rispetto all’ambiete legato al fetish e al BDSM. Esistono i Puppy, gli Handler (letteralmente “accompagnatori” – un handler può essere anche un amico che in una serata decide di tenerti al guinzaglio ed occuparsi di te) e gli Owner (ossia colore che “scelgono” un puppy come compagno).

Esiste però un gruppo puppy tutto italiano: THE ITALIAN PUPPY. Cosa  lo caratterizza?

Con la comparsa del primo Mr.Puppy Italia il numero di chi si è avvicinato a questo lifestyle ha iniziato ad aumentare e se all’inizio eravamo 4 gatti (4 puppy scusa!) ora contiamo un gruppo di circa 30 cuccioli sparsi in tutta Italia. Il nostro gruppo è un punto d’incontro per chi vuole avvicinarsi come cucciolo o come handler. E’ un gruppo aperto a tutti senza distinzione di genere o orientamento sessuale: il puppy play infatti è per TUTTI. Possiamo vantare di avare già due cucciole all’interno del nostro gruppo. A noi puppy, se sei omosessuale, lesbica, etero, uomo o donna ecc non importa… basta la voglia di scodinzolare e abbaiare insieme!

Come gruppo infatti, cerchiamo sempre di organizzare eventi e uscite aperte a tutti. Nonostante possa sembrare esclusiva, la comunità puppy è molto inclusiva e ci poniamo sempre l’obiettivo di portare questa nostra sensibilità fuori dai cruising o dagli eventi canonici mischiandoci e coinvolgendo tutti.

Ci sono molta ignoranza e pregiudizio su ciò che è strano e la comunità LGBTQ+ spesso scade nella discriminazione e nella ghettizzazione proprio al suo interno.

Noi cerchiamo di abbattere questi muri e uno dei mezzi con cui lo facciamo è l’organizzazione degli aperitivi ALCOHOLIC BOWLS che già dallo scorso anno si tengono in locali pubblici. Comunicare, farsi vedere, parlare con chi non ci conosce… solo così possiamo fare qualcosa per aiutare gli altri a capirci.

Hai toccato un punto delicato. Le vostre uscite in pubblico durante il Pride hanno suscitato commenti negativi e numerose critiche sui social. Tu che ne pensi?

Guarda, premetto che ciò che ti dirò è solo il mio parere personale e a qualcuno potrà dare fastidio. Ma Aaron è così: diretto e coerente con il suo pensiero.

Esporsi durante un Pride è sempre un’arma a doppio taglio. Se da una parte c’è la voglia di esprimere la propria libertà dall’altra spesso si dimentica (o non si da importanza) al fatto che siamo in pubblico. Ho letto tutte le polemiche scaturite da alcune foto girate sui social e volutamente non ne ho preso parte (nonostante mi fosse stato chiesto di intervenire da alcuni in qualità di Mr.Puppy in carica). Le motivazioni sono diverse. Cercherò di essere breve. Innanzitutto trovo che le polemiche sui social non portino a nulla di costruttivo, anzi spesso scatenano l’effetto contrario. Discutere poi con chi strumentalizza un’immagine e non vede ragioni se non le proprie, trovo sia solo una perdita di tempo. Durante queste manifestazioni poi tutti scattano foto o video: partecipanti, fotografi, la stampa… immortalare per esempio una scena naturale senza nulla di volgare o sessuale (un puppy accarezzato da un bambino) può diventare uno strumento pericoloso: se da una parte rappresenta come l’innocenza di chi non ha pregiudizi dovrebbe insegnarci al rispetto reciproco, dall’altra può diventare un associazione di sacro e profano, con annessi e connessi. Trovo ci sia un enorme differenza tra “libertà” e “ostentazione” e spesso questa differenza non viene presa in considerazione. I confini sono molto sottili e diversi per ognuno di noi ed ognuno deve essere libero di esprimere sè stesso come meglio crede… a patto però poi di saper accettare le critiche.

Seguendoti su Twitter poi, ho notato che sei una persona davvero molto dolce e che hai uno splendido ragazzo. Vuoi raccontarci com’è nata la vostra storia?

E’ una storia nata come puppy. Lui mi seguiva su Instagram e un giorno per caso abbiamo iniziato a scriverci. C’è stata subito molta sintonia e lui è stato molto discreto nel chiedermi informazioni sul mio essere puppy senza mai scadere nel volgare o nel sessuale. Questo mi ha colpito molto perchè come ti dicevo prima, per molti è solo un gioco sessuale. Lui invece mi ha trattato come individuo. La sera stessa ci siamo visti per una passeggiata ed io ero in panico! In fondo aveva visto solo foto di Aaron, non sapeva nemmeno che faccia ci fosse sotto la maschera. Ero talmente agitato che per darmi sicurezza me l’ero portata dietro. E’ stato tutto molto naturale e semplice. Abbiamo parlato di noi, delle nostre storie dei nostri desideri… per me era la prima volta che Aaron c’era ma senza il muso. Mi ha scelto per quello che sono. Lui è riuscito a vedere il ragazzo sotto il puppy e questa era la cosa che più desideravo. Ero spaventato lo confesso. Dopo tanti anni rimettersi in gioco non è facile ma non c’è momento che passi che io non lo sento vicino a me.

Anche lui era già in questo mondo?

No non lo conosceva, ma ne era affascinato. Così piano piano ha iniziato a conoscerlo. Parliamo molto tra di noi e ci confrontiamo spesso.

Ci supportiamo a vicenda e per la prima volta non mi sono sentito “sbagliato”. Come ti ho detto all’inizio, quando ti avvicini ad un mondo che non conosci, la persona con cui ne parli conta molto. Non vogliamo essere etichettati, ma siamo noi i primi a metterci delle etichette, e quando paradossalmente indossando una maschera ti metti a nudo, può capitare che le cose vadano come nemmeno te le aspettavi. Nonostante non appartenevamo allo stesso mondo, ci siamo trovati e ci completiamo. Finchè non si ha il coraggio di mostrare e soprattutto di accettarci per quello che siamo senza vergogna, non riusciremo mai a farci amare veramente.

Gender X – a NY ora è possibile

New York è sempre un passo avanti per quanto riguarda i diritti civili delle persone. In questo caso ha fatto ulteriori passi avanti nei confronti della comunità LGBT.

Gender X” questa la scritta che d’ora in poi potrà apparire sui certificati di nascita delle persone nate a New York. Il bello di tutto ciò? E’ che non servirà un certificato medico per richiederlo, sarà diritto del singolo individuo dichiarare il genere in cui si sente più a prioprio agio.

Questa decisione è stata presa a grande maggioranza al City Council, dove oltre a dare il diritto di poter cambiare il proprio certificato di nascita a persone adulte, ha anche acconsentito di poter scegliere preventivamente per i propri figli, apponendo X sotto la voce “Gender”.

Corey Johnson, speaker del City Council ha commentato “I newyorkesi non avranno più bisogno della documentazione di un dottore per cambiare il proprio genere sul certificato di nascita e non saranno più trattati come se la loro identità fosse una questione medica”. 

L’avvocato transgender che ha portato avanti la causa ha anche voluto far notare come sia stato possibile arrivare a tanto pur essendo sotto una politica pericolosa per quanto riguarda i diritti umani, riferendosi ovviamente all’attuale Presidente Donald Trump.

Noi ci auguriamo che questa piccola svolta possa portare altri Paesi a pensarla alla stesso modo e far sì che questo processo di integrazione vada avanti sempre di più.