Omofobia “sotto l’albero”

Fra pochi giorni sarà finalmente Natale e, per quanto mi riguarda, è una festa che ho sempre visto non come un momento religioso ma come uno in cui poter stare con le persone care e, in qualche modo, essere più “buoni”, anche con chi non si conosce. Stupido? Forse sì. Bisognerebbe imparare ad esserlo tutto l’anno? Vero ma, la vita molte volte non è proprio così “facile”.

Quest’anno quindi il mio pensiero andrà a tutte le persone che in qualche modo, pur avendo un legame di sangue, hanno deciso di non starci accanto solo perché non riescono a vedere la bellezza e l’enormità del nostro Amore.

Molte volte vorrei potermi svegliare e magicamente vedere tutte queste cose cambiate ma ovviamente, è pura utopia. Il problema è che non capisco come si riesca a dimenticare, a tagliar fuori parte della propria famiglia solo perché si è convinti che “No, non posso credere che lui sia gay. Sarà sicuramente colpa del compagno!“.

Il mio scorso Natale è passato con un pranzo pieno di falsità, cercando di far finta di nulla, solo per rendere felice mio marito ma, ammetto che è stato complicato. Ero lì anche se in realtà era come se io non esistessi, escluso, persino dal momento dei regali. E’ stato pesante? Sì, dopo otto anni lo è stato ma ho fatto comunque finta di nulla e sono andato avanti. Quest’anno invece le cose saranno diverse, da mesi ormai non si ha più notizia di queste persone e probabilmente, eviteranno anche di calcolarci per le feste.

A me la cosa non interessa molto, ne ho passate anche di peggio nella mia vita ma, quello che mi fa male è vedere la tristezza negli occhi di mio marito per una cattiveria del genere.

Questo Natale quindi vorrei dimenticare il male, la cattiveria e l’ignoranza. Vorrei ripartire da zero e far finta di nulla. So di non essere in torto e quindi vado avanti sereno, nella speranza che queste persone un giorno possano ricredersi e tornare ad amare il proprio figlio che: vive una vita felice e tranquilla.

A parte questo: BUON NATALE A TUTTI!!

Oscenità per le strade di Berlino

“Incredibili scene a Berlino, come ormai in molte altre città del mondo, durante un gay pride. Io non mi sento rappresentato da questa gente!

Ebbene, questa probabilmente è la frase di apertura che in molti si sarebbero aspettati, con un prosecuo dell’articolo ancor più duro ma, onestamente, noi non ci vediamo niente di male.

Il “Gay Pride” si chiama sì “Gay” ma forse il concetto di libertà che esso vuole trasmettere non è stato ben compreso. Sembra che al mondo non ci possa proprio essere pace e che le persone disprezzino senza conoscere. Chiediamo di avere gli stessi diritti ma a nostra volta non li vogliamo dare a persone che la vedono in maniera diversa da noi. Bisognerebbe invece imparare ad andare oltre le apparenze, anche perché tutto quello che in qualche modo abbiamo imparato nella vita, sono comunque imposizioni di una società umana e non dettate da chissà quale sacra legge della natura. Come non è vero che la natura è eterossessuale -anzi- non è nemmeno vero che esiste un solo modo di essere gay.

E’ vero, noi siamo per la coppia, la famiglia, l’unione civile e tante belle cose. Questo però non vuol dire diventare bigotti a nostra volta e non voler comprendere altre realtà. A noi piace pensare che ci sia gente diversa, che non tutto il mondo, per fortuna, sia uguale: “L’equilibrio delle cose è dato anche dall’esistenza di differenze estreme!”.

Non penso che tutta questa lotta per l’uguaglianza sia per arrivare ad emulare una coppia eterosessuale, anche perché non è detto che quello sia in assoluto il modo migliore di essere. Forse esiste una parte della società che queste cose le fa comunque ma ha paura di farle vedere, ma paura di cosa? Di essere giudicati? E da chi? Tanto in ogni caso verreste giudicati comunque, tantovale farlo ma, seguendo i principi in cui si crede.

Non siamo ovviamente qui per far ragionare le persone o per fare chissà quale morale, quello che però vorremmo far passare è un messaggio di uguaglianza. Smettiamola di giudicare le altre persone sempre e comunque. Ok, forse alcuni hanno una vita totalmente diversa dalla vostra e che magari non comprenderete mai ma, pazienza, andate avanti per la vostra strada e combattete per i vostri diritti senza per forza dar contro ad altre sfumature della nostra comunità. Che poi, non credete che determinate cose riguardino solo il nostro ambiente…

 

Rimini Summer Pride – Rischio contagio

Ormai parte integrante dei Gay Pride, ecco l’annuncio della prossima processione “riparatrice”. Questa volta a Rimini, poco prima del Summer Pride che si terrà il giorno 28 luglio.

Ad annunciarlo è stato il comitato “Beata Giovanna Scopelli” che non mancherà a sfilare per le strade del centro storico con immagini sacre e pregando ma: Per cosa non si sa! Forse per i loro peccati nascosti? Oppure davvero contro gente che cerca solo di lottare per quei diritti che ingiustamente non gli sono mai stati riconosciuti?

Ancora mi domando quale sia la connessione fra la chiesa e questi fanatici. Io dubito che la religione cattolica sia contro queste cose, penso invece che, come qualsiasi altra fede, sia basata sull’amore e il rispetto per il prossimo. Travisata come sempre dai quei pochi che ambiscono al potere e al controllo delle menti umane più vulnerabili e condizionabili.

Gay Pride - diritti umani
Gay Pride

 

Nei Gay Pride non si parla di odio, non si parla di distruzione del mondo e non si parla nemmeno di eliminare le famiglie tradizionali. Si vuole solo dar voce a tutte quelle persone che vivono nascoste nell’ombra ma che in realtà sono sempre esistite e sempre esisteranno. Gli equilibri sono e saranno sempre gli stessi, nulla è stato scombinato. E’ solo una lotta per i diritti umani.

In ogni caso, scusate per la lunga prefazione ma è un argomento che mi sta molto a cuore e di cui parlerei per ore. Tornando alla notizia invece, ecco cosa è stato detto dal Popolo della Famiglia “E’ un grave errore promuovere lo stile di vita gay ed esaltarlo a modello positivo per i giovani” per finire con “E’ irragionevole e irresponsabile che il Comune di Rimini, con il proprio patrocinio, legittimi e rafforzi questa manifestazione. Il primo cittadino, che è “primo” anche nella responsabilità della salute pubblica, dovrebbe piuttosto preoccuparsi del rischio di contagio di malattie sessualmente trasmesse che simili manifestazioni potrebbero innescare.”

Che dire, non saprei davvero cos’altro poter aggiungere. Davvero esiste gente che crede in cose simili? Se la risposta è positiva, allora è anche inutile discuterne.

Fabio Marelli “Il regalo più grande? Stare sul palco del Milano Pride”

Anche noi, sabato 30 giugno, eravamo fra le 250 mila persone che hanno deciso di partecipare con entusiasmo al Milano Pride. Dopo una lunga marcia per la lotta a favore dei nostri diritti, dei diritti di tutti, siamo arrivati in Porta Venezia per ascoltare i discorsi finali e un po’ di musica. Qui abbiamo avuto il piacere di vedere Fabio Marelli Drusilla Foer che sul palco hanno saputo intrattenerci con la loro simpatia.

Fabio è sicuramente abituato a lavorare a contatto con il pubblico, ma penso che un palco così importante possa creare a chiunque un po’ di ansia. Non è stato così per lui però, ha saputo mandare un messaggio deciso e trasmetterci nuova forza per una lotta che in realtà è da viversi quotidianamente. Non potevamo quindi perdere l’opportunità di fargli qualche domanda:

Innanzitutto, ti piacerebbe parlarci della magnifica esperienza appena vissuta con il Milano Pride? Quando hai ricevuto la richiesta per la tua partecipazione, cos’hai pensato?

Non ci potevo credere. Appena ho sentito la voce di uno degli organizzatori credevo mi volesse chiedere di partecipare a uno dei tanti eventi organizzato per la Pride Week, non credevo volesse propormi la conduzione del Pride: è stata un’emozione incredibile. Ho detto subito si: era un sogno, è diventato realtà.

Cos’ha rappresentato per te ma soprattutto, cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Un forte senso di appartenenza. Chi è su un palco è sempre privilegiato, ma soprattutto su quel palco ha anche la grande responsabilità di tutto ciò che dice, dei messaggi che manda. Ero molto teso all’inizio ma poi, una volta trovatomi di fronte a 250 mila persone, sono stato travolto da tutta la loro energia, quel boato è stato come un’onda d’urto, ed è stato subito tutto più facile, naturale, un grande onore, una gioia immensa. Poi nel pubblico sapevo c’erano le persone a me più care, la mia mamma per prima. È stata un’esperienza indimenticabile che porterò per sempre nel mio cuore.

Parlando invece di altro, quand’è che hai deciso di scrivere il tuo libro “Castelli di carte”?

Castelli di carte, Fabio Marelli
Editore: Do it human – Anno edizione: 2016

In realtà l’hanno deciso i miei editori. Mi hanno contattato perché parlai di un loro evento alla radio. Mi chiesero se avessi una storia da raccontare e lì mi sono venute in mente le parole di una cara amica che aveva conservato i diari di quando era innamorata di me: “Il giorno che vorrai rivederti con gli occhi coi quali ti vedevo io, sarò felice di farteli leggere…” È nato così “Castelli di carte”, da un ricordo, da un’ispirazione, dalla voglia di raccontarsi e di essere utile agli altri.

Ma quindi si parla di una storia autobiografica? Siamo molto curiosi: Chi è Alessandro?

Il primo vero uomo della mia vita. In realtà “Castelli di carte” è un romanzo autobiografico, nato dalla volontà di raccontare un momento particolare della mia vita, tutelando però le persone che, come Alessandro, nella vita reale hanno un altro nome e hanno fatto una scelta diversa dalla mia. Molti personaggi hanno mantenuto il loro nome reale, come Lisa “Cicci”, alcuni racconti sono stati romanzati proprio  per tutelare la privacy di chi ha fatto parte di quel periodo.

Castelli di carte, un titolo che già fa capire a cosa potrebbe andare incontro il lettore. Molto spesso, forse per paura, ci si costruisce dei castelli per evadere dalla realtà o nasconderla. Però spesso sono fragili e basta un attimo per buttarli giù, portando con se tutto. Forse è questo uno dei messaggi che volevi passasse?

È uno dei tanti. Certo, la fragilità di quei momenti, ma anche quanto possa essere precaria e arida una vita costruita sulla menzogna. “Castelli di carte” è un doppio racconto, è una vita parallela, la stessa storia raccontata da due punti di vista diversi, un  racconto che corre su due binari paralleli. La fatica di mettere insieme una fortezza che ben presto si trasformerà in gabbia. Ho raccontato e demolito tanti “Castelli di carte”,  provando ogni volta a ricostruirne di più belli (agli occhi degli altri) e solidi (per me). Tutto questo ha presto la forma di un libro.

Vuoi raccontarci di qualche aneddoto particolare presente nel libro?

Si parla di amore, di amicizia, di famiglia, del rapporto fra genitori e figli. “Castelli di carte” si rivolge a tutti e ognuno di noi può ritrovare se stesso, in un amico, nella mamma, in un genitore che non c’è, nella solitudine, nell’eccitazione, nella vita di tutti i giorni. Credo che ogni capitolo sia una storia a se, e la scelta di dare il nome ad ognuno con una carta diversa è stato il modo migliore di descriverne il significato. Ogni carta è parte di un castello. L’ultima è la più bella di tutte.

Perché il lieto fine esiste sempre, ma soprattutto, per tutti.

Fortunatamente, anche se molta gente ancora crede che ci sia un divario enorme fra coppie omosessuali ed eterosessuali, il vero amore non guarda in faccia a nessuno. Proprio ieri a Varese abbiamo avuto la testimonianza di ciò. E’ stato il fidanzato del presidente Arcigay di zona ad inginocchiarsi sul palco, proprio come in ogni storia romantica che si rispetti, per la proposta di matrimonio.

proposta matrimonio

credit immage

Un atto pubblico e pieno di significato questo, perché in molti ormai hanno deciso di non nascondersi più, di vivere le proprie vite secondo le normali leggi della natura. E già, perché in natura ci sono più di quattrocento speci animali gay note e solo una omofoba, la nostra. Qualcosa vorrà pur dire, no?

Ma allora, se l’amore vero esiste, cosa ci lega ancora al passato di una società LGBT nascosta e che poteva sperare in poco più di solo sesso perché per il resto non c’era posto? Non è forse ora che impariamo tutti a nasconderci di meno e a concepire di più l’amore nelle nostre vite?

Io sono uno fra quei sognatori che ha sempre sperato di poter costruire una famiglia con un uomo affianco. E’ vero, ad un certo punto della mia vita ho avuto mille dubbi, mi sono detto “Non ce la farò mai, non sono pronto. La società non è pronta!” eppure oggi sono qui, fiero di essermi potuto sposare con mio marito dopo ben sette anni di fidanzamento.

Il problema è che rabbrividisco ancora quando sento parole dure arrivare da persone importanti come Papa Francesco “Fa dolore dirlo: oggi si parla di famiglie diversificate, di diversi tipi di famiglia. Sì è vero: famiglia è una parola analoga, si dice anche ‘la famiglia delle stelle’, ‘la famiglia degli animali’. Ma la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna“.

Purtroppo finché queste persone manderanno messaggi di odio e intolleranza, la gente comune si sentirà giustificata di credere nella propria ignoranza e l’omofobia, ahimè, prolifererà sempre. La speranza ovviamente è solo una, che le cose possano finalmente cambiare e che ognuno possa essere libero di vivere una vita secondo i propri principi.

Un grande Pride per la città di Varese

Dopo un risveglio poco piacevole, con manifesti di protesta da parte di gruppi neonazzisti, il Varese Pride è andato avanti comunque e anzi, ha registrato il record di presenze. Quest’anno migliaia di persone hanno deciso di sfilare in piazza, tantissimi i giovani, facendo vedere più che mai che anche noi esistiamo. E con noi non intendo solo gay ma anche lesbiche, bisessuali, transessuali e chi più ne ha più ne metta. Questo è stato anche il messaggio che ha voluto lanciare il presidente di Arcigay Varese, Giovanni Boschini.

Varese Pride 2018

Ebbene sì, una cosa che spesso dimentichiamo è che ogni pensiero, ogni forma di sessualità, di famiglia va accettata e non solo quella più vicina al nostro modo di pensare. Soprattutto in questo periodo storico è più importante che mai essere vicini come comunità e capirci l’un l’altro. Impariamo ad accettare noi per primi tutta la comunità LGBT smettendola di pensare a cose del tipo “Io non mi sento rappresentato da questo e quest’altro”, parliamoci e capiamoci di più.

Al corteo ha presenziato, per il terzo hanno consecutivo, anche il vice console per la stampa e la cultura del Consolato generale degli Stati Uniti a Milano, Rami Shakra che ha voluto ringraziare tutti per l’accoglienza ricevuta durante la sua permanenza in Italia “Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei potuto essere qui con mio marito e i miei due figli, non ci avrei creduto e invece questo oggi è possibile”.

Non sono ovviamente mancati altri interventi, discorsi forti, di unione ed inclusione che spero abbiano sentito non solo i partecipanti del Varese Pride ma anche quei cittadini che guardavano con curiosità dai bordi della strada perché questo è un messaggio che deve passare dalla nostra comunità a tutto il resto delle persone.

Ovviamente dopo una giornata così ben riuscita non poteva mancare un party altrettanto bello, vivo e colorato con le performance di Genrah y rubio, della drag queen Carla Stracci e di Valentina Cusano, in arte Lady Madness Deejay e la nostra carissima madrina Ines che ci ha accompagnato durante tutta la parata.

 

 

L’attacco dei giornali (di cetrodestra) al Roma Pride 2018

A volte mi chiedo come sia possibile che nella società odierna ci sia ancora tanto odio per una cosa che ormai dovrebbe essere normale. Com’è possibile che ancora si faccia fatica ad accettare ogni forma di amore? La cosa che poi più mi irrita è quando si parla di sesso osceno solo riferito al mondo gay ma: non è forse vero che la cosa riguarda tutto il genere umano, che sia gay, bisex o eterosessuale? O forse a quella parte del popolo fa piacere ed è consuetudine nascondere scambi di coppia, relazioni segrete e quant’altro?

Roma Pride 2018

Credit immage

In ogni caso, per non spostarmi troppo dal punto, mi è sempre più chiaro come l’omofobia sia parte del quotidiano. E’ ovvio che se giornalisti di testate importanti come Il Giornale e Libero si permettano di diffondere odio ingiustificato e di criticare manifestazioni importanti come quella del Gay Pride, la gente comune sicuramente ne sarà in qualche modo influenzata e condizionata. Ma allora mi chiedo, qual’è lo scopo di tutto ciò? Far vendere più copie? Inneggiare odio? Proprio non capisco.

Per farvi meglio comprendere: “Poveri gay e poveri partigiani” titola in prima pagina Il Giornale, descrivendo con queste parole la parata: “Rituale stanco che scimmiotta la semantica della Resistenza che, a sua volta, si lascia cannibalizzare dalla retorica delle Famiglie Arcobaleno” o la prima pagina di Libero “Sempre siano lodati i ricchioni” descrivendo racconti assurdi di un’epoca assolutamente da dimenticare.

E’ brutto vedere come determinate persone ancora non capiscano il concetto fondamentale del Gay Pride e ignorino ancora il motivo per cui venga celebrato in quella maniera. Forse a volte la diversità, la libertà fa paura. E’ molto più facile tenere persone in schiavitù mentale che in stato di consapevolezza!

Gay Pride, perché è così importante

Leggendo in rete, anche su forum dedicati, mi sono reso conto che probabilmente molte persone non sanno ancora cos’è e perché si è iniziato a celebrare il “Gay Pride” o, tradotto letteralmente, “orgoglio gay“.

Non è solo un momento dove c’è gente vestita in strano modo, nè tantomeno una manifestazione da cui prendere le distanze perché: “Io non sono quel tipo di gay e non ne ho bisogno“. Il significato è molto più profondo e come altre manifestazioni di questo genere dove si celebra l’orgoglio o la liberazione da qualcosa, devono essere celebrate.

gay balloons

Il tutto partì dagli Stati Uniti, che come molti altri Paesi del mondo dovette far fronte ad una lunga serie di violenti scontri fra gruppi omosessuali e polizia locale. Purtroppo all’epoca la comunità gay era costretta continuamente a lottare e molto spesso soggetta a violente irruzioni nei diversi locali. Ci si vedeva spesso ammanettati per i motivi più futili, come il baciarsi o tenersi la mano in pubblico.

Mentre poi, nella notte del 27 giugno 1969, presso il famosissimo locale “Stonewall Inn” la polizia fece un’altra irruzione e arrestò moltissime persone solo per vestire abiti del sesso opposto o per essere semplicemente dipendenti del locale.

Embed from Getty Images

Secondo un resoconto, Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata picchiata con un manganello. Un’altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un’auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire. Comunque sia, la mischia si accese in mezzo alla folla, che presto sopraffece la polizia.

La lotta continuò per tutta la notte e addirittura furono chiamate le squadre anti-sommossa che vennero però fermate dal lancio di pietre ed altri oggetti. Poi fu il turno di una serie di drag queen che si piazzo davanti a loro cantando:

We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!

La situazione si calmò temporaneamente, ma gli scontri andarono avanti ancora per giorni, fino al momento dell’ultima rivolta dove un migliaio di persone lottò di fronte al locale. Successivamente nacque finalmente il primo movimento di liberazione gay che in seguito decise di festeggiare ogni anno il “Gay Pride“.

In sostanza, è normale che in questa parata si manifesti anche la diversità “estetica”, il vestirsi in maniera diversa dallo standard, eccentrica. Il punto è uno solo, bisogna essere chi ci sentiamo di essere e nessuno dovrà mai avere il diritto di dirci qualcosa solo per come abbiamo deciso di vestirci o perché si è magari deciso di cambiare sesso o di baciare qualcuno dello stesso sesso. Ognuno è libero di fare quello che crede della propria vita. C’è chi poi dice: “Sì, ma con rispetto altrui” ma, a chi manca di rispetto? La persona che si veste ad esempio da donna o la persona che la deride? Che diritto si ha per giudicare?

So che questo articolo non cambierà di certo il pensiero di determinate persone ma l’ho voluto scrivere in onore dei Gay Pride che ci saranno nel corso del prossimo mese. E allora:

FESTEGGIAMO TUTTI L’ORGOGLIO GAY!!