L’amore esiste ancora

In questi giorni sulla nostra pagina Facebook si è tanto parlato del fatto che l’amore, come altri sentimenti, sia ormai un concetto lontano. Quello che sembrava poter essere d’aiuto per connettere persone in ogni angolo del mondo, la tecnologia, si è rivelata un’arma a doppio taglio che ostacola il rapporto umano fra persone molto vicine, anche nella stessa stanza.

Ma cosa potrebbe succedere se si guarda oltre ad uno schermo e se si dovesse decidere di credere ancora nel vero amore? Beh, dopo l’articolo che avevamo scritto pochi mesi fa e che vi consigliamo di leggere “Dichiarazione d’amore in diretta TV“, abbiamo deciso di raccontarvi il loro matrimonio attraverso delle semplici, ma intense foto.

Quindi…Giudicate voi!

Omofobia “sotto l’albero”

Fra pochi giorni sarà finalmente Natale e, per quanto mi riguarda, è una festa che ho sempre visto non come un momento religioso ma come uno in cui poter stare con le persone care e, in qualche modo, essere più “buoni”, anche con chi non si conosce. Stupido? Forse sì. Bisognerebbe imparare ad esserlo tutto l’anno? Vero ma, la vita molte volte non è proprio così “facile”.

Quest’anno quindi il mio pensiero andrà a tutte le persone che in qualche modo, pur avendo un legame di sangue, hanno deciso di non starci accanto solo perché non riescono a vedere la bellezza e l’enormità del nostro Amore.

Molte volte vorrei potermi svegliare e magicamente vedere tutte queste cose cambiate ma ovviamente, è pura utopia. Il problema è che non capisco come si riesca a dimenticare, a tagliar fuori parte della propria famiglia solo perché si è convinti che “No, non posso credere che lui sia gay. Sarà sicuramente colpa del compagno!“.

Il mio scorso Natale è passato con un pranzo pieno di falsità, cercando di far finta di nulla, solo per rendere felice mio marito ma, ammetto che è stato complicato. Ero lì anche se in realtà era come se io non esistessi, escluso, persino dal momento dei regali. E’ stato pesante? Sì, dopo otto anni lo è stato ma ho fatto comunque finta di nulla e sono andato avanti. Quest’anno invece le cose saranno diverse, da mesi ormai non si ha più notizia di queste persone e probabilmente, eviteranno anche di calcolarci per le feste.

A me la cosa non interessa molto, ne ho passate anche di peggio nella mia vita ma, quello che mi fa male è vedere la tristezza negli occhi di mio marito per una cattiveria del genere.

Questo Natale quindi vorrei dimenticare il male, la cattiveria e l’ignoranza. Vorrei ripartire da zero e far finta di nulla. So di non essere in torto e quindi vado avanti sereno, nella speranza che queste persone un giorno possano ricredersi e tornare ad amare il proprio figlio che: vive una vita felice e tranquilla.

A parte questo: BUON NATALE A TUTTI!!

Mamma, papà… sono gay!

Questo è un argomento che mi ha sempre incuriosito -Si parla tanto dei coming out, del coraggio di un ragazzo/a di esprimere il proprio modo d’amare. Ma quello che più mi incuriosisce, e che mi piacerebbe ascoltare o leggere nei vari commenti, è come realmente hanno reagito le varie mamme e i vari papà, in quel momento di assoluta verità-

È difficile, quasi raro, leggere di una madre o un padre soprattutto, che scriva della propria esperienza nell’avere un figlio omosessuale. Mi intriga moltissimo sapere cosa cambia, se cambia, in un rapporto tra il papà e il figlio. Le mamme, si sa, sono sempre un pochino più pronte ad accettare una determinata situazione.

Quali domande si pone un genitore consapevole di avere un figlio omosessuale?. Quali sono le sue ansie, le sue paure?

Vi racconto un pò della mia “Particolare” esperienza…

Ho fatto coming out all’età di 26 anni.

Tutta la vita precedente a quei 26 anni è stato un nascondermi da un qualcosa che, nella mia intasatissima testa, avrebbe potuto ferire la mia famiglia. Ho sempre saputo chi amare e non me ne sono mai vergognato. Ho soltanto avuto bisogno di tempo per capire quando sarebbe stato il momento giusto. Ho 4 sorelle maggiori, una mamma meravigliosa e un papà che da 4 anni è volato in cielo.

Il mio coming out è stato, ed è tutt’ora parziale. Nel senso che, le mie sorelle sanno ormai tutto, mia madre ancora non ufficialmente. In cuor mio, spero sempre che lei lo capisca da sola.

Ciò che mi ha frenato nel dirglielo è stata la mancanza di mio padre. Era troppo sofferente per subire una mia dichiarazione in quel periodo e ho preferito, quindi, di posticipare questo momento.

Nel frattempo vivo liberamente la mia vita, scrivo apertamente sui social, non ho segreti con nessuno, non sento alcuna pressione e non mi devo nascondere o vergognare di ciò che provo e soprattutto verso CHI lo provo.

Mi piacerebbe tanto che voi genitori di ragazzi omosessuali, raccontaste la vostra esperienza. Cosa è successo nel momento della dichiarazione?

Magari le esperienze positive, tramite i vostri racconti, potranno essere una chiave d’aiuto importante per aprire i cuori di quei genitori che ancora pensano che l’omosessualità del proprio figlio sia il problema principale della loro vita.

Chissà cosa avrebbe pensato il mio papà.

Erberto

Unione civile, qualche consiglio per non farsi mancare nulla “Risparmiando”

Ormai già da qualche anno possiamo godere della famosa legge 20 maggio 2016, n. 76 (cosiddetta legge Cirinnà) ed avere finalmente gli stessi diritti, o quasi, di qualsiasi altra coppia. Cosa fare però se si vuole affrontare questo passo senza per forza doversi indebitare? Ok, parliamo di sicuro del giorno che sarà il più bello ed importante della vostra vita,  che resterà nella vostra memoria e in quella dei vostri invitati ma: Vale davvero la pena spendere tanti soldi? Non sarebbe giusto pensare che, dopo quel giorno, ce ne saranno altri mille degni di essere comunque vissuti al meglio?

Io mi sono ritrovato ad affrontare questa fantastica esperienza proprio quest’anno: Fidanzato da 7 anni con la persona che amo e deciso a fare il grande passo. La realtà però è che, non ci saremmo mai potuti permettere un matrimonio principesco, castello e vestiti pazzeschi. Quindi, forse anche per deformità professionale, ho deciso di prendere in mano la situazione e dedicarmi all’organizzazione del nostro matrimonio -Unione Civile-.

Ero intenzionato ad avere tutto quello che per me era essenziale ma, rimanendo in un budget ristretto. Ecco come ho fatto:

LISTA INVITATI

Una delle prime cose da capire e che intaccheranno di molto il budget è: Come voglio che sia il mio matrimonio? Uno da 200 invitati in cui ci saranno persone che si conoscono bene ed altre no o magari qualcosa di più intimo? Nel nostro caso abbiamo optato per un matrimonio intimo di sole 40 persone. Abbiamo preferito avere con noi chi negli anni ci è stato più vicino, che davvero ci vuole bene e che avrebbe di sicuro capito questo nostro gesto d’amore.

E’ importantissimo quindi stilare una lista, incominciando dai familiari e dagli amici più stretti e a seguire altre persone che vi piacerebbe partecipassero. Successivamente, mandate gli inviti e vedete come le persone risponderanno. Avere le idee chiare sul numero dei partecipanti è fondamentale per la scelta del resto.

Ricordatevi però che, sebbene non inviterete tutto il mondo, sarà comunque necessario farlo sapere in giro per evitare gaffes. Noi abbiamo preparato due messaggi distinti: Uno di sola comunicazione e l’altro di invito.

PREPARARE LA “LISTA DEI DESIDERI”

Chiarito il punto delle persone che vi parteciperanno, ora bisognerà capire come organizzare il tutto. E’ essenziale avere le idee chiare e buttare giù una tabella base che comprenda tutto quello che vorreste: fiori, vestiti, anelli, bomboniere, confetti, pensieri per i testimoni, cantante o band per intrattenimento, decorazioni di vario tipo. Ricordatevi di includere anche costi come: fotografo, location e menù, comune e spese varie (bollo, costi extra se non vi sposate nel comune di residenza) e altre cose di questo tipo.

Una volta creata la lista, stabilite un budget e ad ogni singola voce cercate di dargli un valore ipotetico che poi andrete a cambiare nel momento in cui avrete il costo effettivo (costi fissi a parte). Metteteli quindi in ordine di importanza, da quelle cose a cui non potreste assolutamente rinunciare a quelle che sareste disposti a tagliare, sarà così più facile eliminare il “Superfluo” nel caso in cui le spese diventassero troppo alte.

State certi che questa lista continuerà comunque a variare fino all’ultimo giorno ma almeno avrete le idee chiare e tutto sotto controllo.

SCEGLIERE LA LOCATION

Sono due i posti da dover valutare con attenzione. Partiamo dalla scelta del comune o comunque del posto in cui deciderete celebrare “Il rito”. Pensate a qualcosa che vi possa far sentire bene, a casa. Non fermatevi alla prima opzione, chiamate e visitate almeno 3 o 4 posti. Molte volte, almeno parlo per me, anche il feeling che si instaura con la persona che poi vi unirà civilmente è fondamentale.

Capite bene come strutturare la vostra giornata, cosa vorrete per il comune e cosa lasciare invece per il pranzo -o cena-. Noi ad esempio abbiamo avuto la fortuna di avere la nostra amica Miriam a cantare durante le pratiche comunali e la firma. Questo ha reso il tutto molto più intimo, romantico ed emozionante, non solo un: Leggi, firma e vai. Ovviamente però, è una cosa individuale. Magari preferite lasciare tutto per il dopo e questo funzionerebbe lo stesso.

Passiamo invece alla scelta del ristorante, altro punto fondamentale della giornata. Se avete ingaggiato un fotografo, ricordatevi che probabilmente vi porterà via per un breve servizio mentre i vostri ospiti andranno direttamente nel posto scelto. Assicuratevi quindi che sappiano bene dove andare. Utile informarsi anche sui parcheggi della zona in modo da dare un servizio in più che sarà di sicuro ben accetto dai vostri ospiti.

Ma a questo punto: Cosa scegliere? Ovviamente tutto sta alle vostre tasche. Da un semplice brindisi e buffet in comune -in molti permettono di farlo ma informatevi su orari di chiusura e permessi vari- ad un ristorante, villa o, come abbiamo fatto noi, uno spazio eventi.

Premettiamo che la cosa più economica è di sicuro il buffet ma questo può lo stesso essere una scelta di tutto rispetto e se fatta bene, anche molto elegante e d’effetto.

Se volete dirottarvi invece sul ristorante, tenete presente che un menù di quel tipo si aggira sopra i 100/120 euro a persona. Ovvio che anche qui va in base alla location, se opterete per una villa con giardino e vista, non aspettatevi di spender poco.

Il giusto compromesso, come dicevo prima, noi lo abbiamo trovato in uno spazio eventi molto carino trovato per caso. Ci è piaciuta subito l’idea perché il posto, oltre ad avere una bellissima terrazza ed ad avere spazi molto moderni al suo interno, poteva essere allestito come meglio credevamo. Poi ci piaceva anche molto l’idea di avere un posto tutto per noi, dove poterci rilassare e sentirci a nostro agio. Altra cosa positiva: Tutto il personale sarà dedicato solo al vostro evento.

 

I DETTAGLI

Ecco la cosa che vi darà più da fare, non subito ma, sarete presto trascinati in questo mondo parallelo dedicato al matrimonio. Imparerete e scoprirete che esistono così tante cose da non sapere nemmeno da dove iniziare. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere una wedding planner che ci seguisse, altrimenti non ne saremmo usciti vivi. La cosa bella? Era offerta nel costo del locale.

Dopo essersi ricordati di inserire a budget questa spesa, è importante pensare al tema che vorreste per il vostro giorno: Cosa vi rappresenta di più? Un colore? Un evento? O forse una località in particolare? Partite da questo e lasciatevi ispirare.

Noi abbiamo fatto tutto questo in meno di 6 mesi con mio marito che mi diceva “Ma dai, cosa vuoi che ci sia da fare? Due cose!” ma ricordatevi che invece ci vuole del tempo. Ve ne accorgerete quanto inizierete a girare per i vari posti, quando andrete a scegliere i vestiti, quando dovrete pensare al menù, alla torta, alle bomboniere.

Fondamentale: scegliete posti e locali con persone aperte e felici di avervi, non vorreste mai rovinare il giorno più bello avendo a che fare con del personale scortese o magari poco professionale.

Ultimo consiglio che posso darvi e sulle fedi. Considerate che si parla di metallo prezioso quindi, sarà caro. Noi però abbiamo risparmiato qualcosina scegliendo come base un modello di marca e facendole realizzare da un artigiano orafo. Abbiamo ottenuto oggetti unici e creati apposta per noi. Non potevamo chiedere di meglio!

A questo punto che dirvi: Non andate in panico, godetevi questo bellissimo momento e… fatevi scattare un sacco di foto!!

Rimini Summer Pride – Rischio contagio

Ormai parte integrante dei Gay Pride, ecco l’annuncio della prossima processione “riparatrice”. Questa volta a Rimini, poco prima del Summer Pride che si terrà il giorno 28 luglio.

Ad annunciarlo è stato il comitato “Beata Giovanna Scopelli” che non mancherà a sfilare per le strade del centro storico con immagini sacre e pregando ma: Per cosa non si sa! Forse per i loro peccati nascosti? Oppure davvero contro gente che cerca solo di lottare per quei diritti che ingiustamente non gli sono mai stati riconosciuti?

Ancora mi domando quale sia la connessione fra la chiesa e questi fanatici. Io dubito che la religione cattolica sia contro queste cose, penso invece che, come qualsiasi altra fede, sia basata sull’amore e il rispetto per il prossimo. Travisata come sempre dai quei pochi che ambiscono al potere e al controllo delle menti umane più vulnerabili e condizionabili.

Gay Pride - diritti umani
Gay Pride

 

Nei Gay Pride non si parla di odio, non si parla di distruzione del mondo e non si parla nemmeno di eliminare le famiglie tradizionali. Si vuole solo dar voce a tutte quelle persone che vivono nascoste nell’ombra ma che in realtà sono sempre esistite e sempre esisteranno. Gli equilibri sono e saranno sempre gli stessi, nulla è stato scombinato. E’ solo una lotta per i diritti umani.

In ogni caso, scusate per la lunga prefazione ma è un argomento che mi sta molto a cuore e di cui parlerei per ore. Tornando alla notizia invece, ecco cosa è stato detto dal Popolo della Famiglia “E’ un grave errore promuovere lo stile di vita gay ed esaltarlo a modello positivo per i giovani” per finire con “E’ irragionevole e irresponsabile che il Comune di Rimini, con il proprio patrocinio, legittimi e rafforzi questa manifestazione. Il primo cittadino, che è “primo” anche nella responsabilità della salute pubblica, dovrebbe piuttosto preoccuparsi del rischio di contagio di malattie sessualmente trasmesse che simili manifestazioni potrebbero innescare.”

Che dire, non saprei davvero cos’altro poter aggiungere. Davvero esiste gente che crede in cose simili? Se la risposta è positiva, allora è anche inutile discuterne.

La famiglia X – Matteo Grimaldi

Il libro che abbiamo deciso di presentarvi oggi è “La Famiglia X” , scritto da Matteo Grimaldi e pubblicato da Camelozampa.

E’ un romanzo creato per essere letto da tutti, senza limiti di età. Parla della bellissima storia di Michael, un ragazzo di 13 anni che si ritrova ad affrontare una realtà dura che però lo porterà a fare conoscenze piacevoli e inaspettate. Tutto questo lo aiuterà ad uscire da quel suo mondo costruito solo attorno numeri, quella matematica che lo aiutava a pensare ad altro, scappando così dalla realtà.

LA FAMIGLIA X

Dopo altri romanzi scritti, questa volta Matteo ha voluto parlare di un argomento ancora spinoso in Italia: L’affidamento di un bambino minorenne da parte di due papà.

Ovviamente non sono mancate le polemiche del caso ma a questo l’autore era già preparato. Non era pronto, invece, al problema che ha avuto con Facebook. Sembra che la famosa piattaforma social ultimamente stia facendo un po’ cilecca bloccando spesso pagine LGBT e magari lasciandone aperte altre che invece parlano di odio o disuguaglianza.

Ecco la denuncia di Matteo, avvenuta tramite social, a riguardo dell’accaduto:

“Facebook da ieri ritiene che un post con la copertina del mio romanzo La famiglia X, cioè una storia principalmente per ragazzi, sia contrario al regolamento del social network in quanto conterrebbe immagini per adulti e a carattere sessuale. La bellissima illustrazione di copertina di Annalisa Ventura rientrerebbe quindi negli esempi censurabili, tanto quanto le foto di donne mezze nude che Facebook mostra nel regolamento.”

Ma ora entriamo nel vivo del romanzo e dei primi passi dell’autore. Ecco qualche domanda che abbiamo pensato di rivolgergli:

Ti andrebbe di parlarci della tua carriera da scrittore? Hai scritto altri libri di questo tipo?
​Con piacere! Ho scritto fin da piccolo. Mi ero fatto regalare dai miei genitori una macchina da scrivere Olivetti verde e trascorrevo le giornate in camera a schiacciare su quei tasti durissimi. Poi ho aperto un blog. Un editore si accorse di me, e quando avevo 25 anni uscì “Non farmi male” una raccolta di racconti cupi, sul dolore. Nel 2010 ho ultimato la stesura di “Supermarket24”, un romanzo con un protagonista a tratti cinico che si diverte a giudicare il mondo che gli passa quotidianamente davanti agli occhi, al reparto frutta del supermercato in cui lavora. Qualche anno dopo è uscito “Una valigia tutta sbagliata” una nuova raccolta di racconti. Infine “La famiglia X”, lo scorso anno, il mio esordio nella letteratura per lettori più giovani, ma che tutti gli adulti dovrebbero leggere.

Parlando del romanzo “La famiglia X”, com’è nata l’idea?
​”La famiglia X” è la storia dell’affido di Michael, un ragazzo di 13 anni, a una coppia di papà. L’idea è nata da un’intervista a due mamme che raccontavano l’esperienza di affido che stavano vivendo. Mi colpì molto la dolcezza e la forza di queste due ragazze che sapevano fin dall’inizio che quello col figlio affidatario sarebbe stato un rapporto a termine, qual è appunto l’affido rispetto all’adozione, e nonostante questo erano disposte e felici di potersi occupare di un ragazzo in difficoltà. Così pure mi colpì il percorso emotivo del figlio affidatario, inizialmente chiuso e diffidente e che poi, molto lentamente, si è aperto fino a formare con loro un’unione molto speciale. Era di questa unione che mi interessava raccontare. Da lì è nata “La famiglia X”.

Raccontaci qualcosa sui tuoi personaggi. Perché la scelta di due papà e non, ad esempio, di due mamme?
​I personaggi sono tanti, e anche se verrebbe naturale conferire a Michael il ruolo del protagonista, tutti loro hanno un compito fondamentale. Michael ha tredici anni e ama la matematica. Gli fa da scudo contro le cose che non gli piacciono, la vita che non funziona. Quando non vuol pensare conta. I suoi genitori naturali vengono arrestati e lui viene affidato a Enea e Davide, due ragazzi giovani, tornati a vivere a Girone, il piccolo borgo teatro delle vicende. Un matematico magro e balbettante, e un architetto con la testa fra le sue idee, pronti a mettere Michael in cima alle loro priorità e soprattutto a mettersi in discussione come genitori. Poi c’è Zoe, la figlia del Sindaco, sua compagna di scuola, così simile a lui per quanto apparentemente le loro siano due famiglie lontanissime. Eppure Zoe avverte la sua stessa solitudine, è per questo che decide di avvicinarlo e far parte della sua avventura. Un altro personaggio chiave è la signora Guerra, un’anziana donna che si occupa di Michael per i primi giorni e nasconde un passato che torna a galla quando ricompaiono in paese Enea e Davide.

Qual è la morale del libro? C’è un messaggio che avresti voluto trasmettere con questo libro?
​I libri dovrebbero limitarsi a raccontare una storia, puntare una luce su un pezzo di vita e lasciare al lettore tutte le possibilità di reazione emotiva. Per questi motivi “La famiglia X” non contiene alcuna morale. Lo stesso Michael non si pone il problema di quale sia l’idea di famiglia giusta. Ha un sacco di cose da sistemare, a partire dalla scuola e dall’assetto nuovo da dare alla propria vita. Non è interessato a giudicare le capacità genitoriali di due ragazzi gay, problemi questi che nella storia sentono propri quegli adulti che con le vicende di Michael non c’entrano nulla, ma che, paradossalmente, avvertono il bisogno di intervenire per quello che loro pensano essere il suo bene. “La famiglia X” viene consigliato anche nelle scuole, è una storia pensata per lettori giovani e quindi certamente ha al suo interno moltissimi spunti di riflessione, ma non vuole offrire alcuna risposta, semmai domande.  ​

Ecco un breve estratto relativo al momento in cui Michael incontra per la prima volta Davide ed Enea, in compagnia di Clara e Franco, i due assistenti sociali:

Apro la porta dell’ufficio. Dentro ci sono due tipi che parlano con Clara. Aspetterò il mio turno, penso, chiedo scusa e faccio per richiuderla, ma Franco la tiene aperta con la mano sul vetro.

«Allora, com’è andato il rientro a scuola?» domanda Clara sorridendomi.

«Sei su dieci».

Potrei raccontare molto di più se non mi sentissi accerchiato. E quei due mi fissano.

«Loro sono Enea e Davide».

Davide ha la pelle scura e un cespuglio di riccioli neri sulla testa. Sembra un egiziano. Tiene l’altro per la giacca e lo tira verso di me. Mi stringe la mano e mi dice: «Piacere di conoscerti Michael».

Poi si scansa e lascia spazio all’altro che alla stretta di mano aggiunge un mezzo inchino goffo.

«Enea e Davide sono tornati a stare a Girone. Enea ci aveva vissuto fino ai diciott’anni, poi è venuto a lavorare in città. Davide ha ristrutturato la casa, è un architetto».
«E vedessi com’è bella» interviene lui.

Enea si volta di scatto come per rimproverarlo di aver interrotto Clara, e lui fa una faccia buffa di scuse.

«Enea è laureato in matematica e adesso lavora in una banca».

Enea, che strano nome per un matematico laureato. Più Albert, Isaac, Alan, o Pitagora direi, che ancora non capisco se è il nome, il cognome, oppure il nome d’arte.

«OK, ma io perché sono stato portato qui? Si sa qualcosa dei miei genitori?»

L’espressione di Clara si incupisce.

«La tua mamma e il tuo papà stanno bene, Michael. Stanno seguendo un percorso molto duro che li aiuterà a rimettersi in sesto, e devono concentrarsi soltanto su questo. Hanno bisogno di tempo».

«Potrei restare dalla signora Guerra».

«Noi siamo molto grati alla signora Guerra, ma vorremmo che tu non ti sentissi un ospite. Così abbiamo pensato a una soluzione. Enea e Davide sono una coppia. Sono venuti un giorno da noi e ci hanno raccontato di quanto sarebbero felici di occuparsi di qualcuno che vive un periodo di difficoltà. Noi pensiamo che potresti trovarti molto bene con loro».

«E cosa ve lo fa pensare?»

«Perché li abbiamo conosciuti, Michael. E ti chiediamo di provarci anche tu».

 

Famiglie arcobaleno, nuova lotta contro l’ipocrisia.

Come si è potuto leggere su diverse testate giornalistiche, purtroppo le famiglie arcobaleno nel corso di questa settimana si sono trovate di nuovo al centro di una bufera.

Sembra che non ci sia proprio pace o che per ogni passo avanti ci sia qualcuno che voglia farne venti indietro. Continuo ormai da anni a ripetermi come sia possibile che proprio non si riesca ad accettare questa cosa, d’altronde si parla di amore. Quale male si può arrecare ad una famiglia di genitori eterosessuali e regolarmente riconosciuta?

Ecco un riassunto di quello che è successo negli ultimi giorni:

Durante la mattinata del 20 giugno ha avuto luogo a Palazzo Madama una conferenza stampa organizzata dalla Fondazione CitizenGo e dall’Associazione Generazione Famiglia dal titolo: Basta bugie nelle anagrafi. L’iscrizione di figli di “due madri” e “due padri” tra diritto e ideologia.

In questo incontro sono stati presentati cinque esposti alle Procure della Repubblica presso i tribunali di Torino, Milano, Firenze, Bologna e Pesaro a causa delle registrazioni anagrafiche di figli nati da due mamme o da due papà. La richiesta riguardava l’annullamento immediato degli stessi in quanto trattasi di iscrizioni illegittime.

Riccardo Fraccaro

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Sfortunatamente per loro e per Fratelli d’Italia che chiedevano in pratica la stessa cosa, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro ha risposto: “Il prefetto non può annullare la registrazione all’anagrafe dei figli di coppie gay”. Quindi, una volta tanto qualcosa di positivo: Non si torna indietro sulla registrazione di figli nati in famiglie omogenitoriali.

Non tarda ad arrivare un’altra bella notizia dalla provincia di Bologna. La sindaca di San Lazzaro di Savena, Isabella Conti ha firmato l’atto di riconoscimento dei due gemellini ad una coppia di papà. Fortunatamente continua quest’ondata di buon senso e positività, bloccata a volte solo da persone come la sindaca di centrodestra che in dal Comune di Coriano (Rimini) ha invece bloccato il riconoscimento di due bambini inviando addirittura gli incartamenti ai ministri della Lega nord Salvini e Fontana.

Anna, un sogno nato oltreoceano

 

Presentato all’apertura della Pride week di Varese, dopo una tournée in tutta Italia, “Due uomini e una culla” scritto da Andrea Simone, è la storia di Andrea e Gianni una coppia gay, che perseguendo un sogno, attraverso la GPA (Gestazione Per Altri) ha avuto Anna, una graziosa bambina di 4 anni, con due occhioni azzurri e felice di stare con i suoi due papà.
Un libro arricchito da una prefazione di Lella Costa, famosa attrice e amica dell’autore, che dona al libro una partenza entusiasmante per il lettore.

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Il “Diario”, come definisce l’autore, ripercorre tutte le tappe: dalla decisione, alla raccolta di informazioni, alla realizzazione del loro progetto, alla nascita di Anna fino ai suoi primi anni di vita.

Nel racconto si alternano momenti felici, come quello di decidere di diventare papà, a qualche momento di sconforto di Andrea. Una situazione che ti mette davvero alla prova sia come individuo, che come coppia: La ricerca della felicità contro la realtà del mondo, dove la gente che non comprende, riesce ad essere a volte fin troppo crudele. Una frase leggendo il libro ci è rimasta impressa, di Gianni che, durante uno dei momenti di crisi di Andrea,  lo fa tornare in sè dicendo:

“Non fare una cosa per paura del giudizio degli altri è l’atto di violenza più schifoso e vigliacco che tu possa fare su te stesso”

Il tutto è stato scritto dettagliatamente, con ironia e gentilezza. Un libro di facile lettura e fonte di ispirazione per giovani coppie che voglio intraprendere questo passo.