L’amore esiste ancora

In questi giorni sulla nostra pagina Facebook si è tanto parlato del fatto che l’amore, come altri sentimenti, sia ormai un concetto lontano. Quello che sembrava poter essere d’aiuto per connettere persone in ogni angolo del mondo, la tecnologia, si è rivelata un’arma a doppio taglio che ostacola il rapporto umano fra persone molto vicine, anche nella stessa stanza.

Ma cosa potrebbe succedere se si guarda oltre ad uno schermo e se si dovesse decidere di credere ancora nel vero amore? Beh, dopo l’articolo che avevamo scritto pochi mesi fa e che vi consigliamo di leggere “Dichiarazione d’amore in diretta TV“, abbiamo deciso di raccontarvi il loro matrimonio attraverso delle semplici, ma intense foto.

Quindi…Giudicate voi!

Alessandro Alo ed… Achille

Dopo aver presentato su Gay Lounge Italia il primo singolo di Alessandro “Uomini che amano le donne” non potevo di certo esser da meno con l’uscita di “Achille”, nuovo capolavoro. In rete infatti, potrete già trovare commenti bellissimi a riguardo e io stesso, dopo aver ascoltato la canzone, non ho resistito a chiedere direttamente all’autore se aveva voglia di raccontarci qualcosa in più.

Ecco quindi le parole di Alessandro Alo:

La parola che ho sentito di più dall’uscita di Achille è omoerotico. E non mi dispiace. In effetti il nuovo video è stranamente sexy ma, cosa ci posso fare?

Achille” è il mio secondo singolo, arrivato in un momento ben differente della mia vita, fuori dall’hype della partecipazione a X Factor. Ho quindi pensato di presentare al pubblico qualcosa di completamente diverso, o quasi.

Achille è un brano R&B/POP dalla produzione minimale, con un ritornello accattivante (ma più semplice di uomini che amano le donne e odiano gli uomini ecc…) ed è forse il primo brano italiano in cui ci sia una dichiarazione d’amore esplicita da un uomo per un uomo: “se di notte grido il tuo nome, mentre sono a letto con lui”/ “tu sei il mio tallone d’Achille”; il tutto condito però da un sottile velo di ironia per introdurre lo spettatore nella mia personale visione del mondo.

Per me questo nuovo singolo è stato uno step obbligato. Era qualcosa che dovevo assolutamente fare, far uscire nuova musica a distanza di pochi mesi. Nel campo professionale infatti, purtroppo o per fortuna, sono instancabile.

E’ per questo motivo che a fine marzo sono andato dal mio agente e gli ho detto che, cascasse il mondo, sarebbe uscita una nuova canzone ad aprile, “Achille“. Ho voluto occuparmi io di tutto ma, far uscire il video, sentivo che era il momento giusto per farlo.

Sincero, potete chiamarmi l’uomo dell’ultimo minuto. Pensa che il video di “Uomini che amano le donne” è stato preparato in sole 2 settimane (storyline, location, coreografie, styling). Di solito funziona che vado a letto con un pensiero e la mattina dopo ecco: mi si apre un mondo e comincio a chiamare a destra e a manca per organizzare tutto. E’ successo così anche con Achille, con l’unica differenza che è il primo video della mia intera videografia in cui sono completamente solo. Niente ballerini, niente su cui fare riferimento. Ci siamo solo io e la telecamera. 

Probabilmente è stato l’ennesimo modo di mettermi in sfida con me stesso ed in un certo senso questo ultimo video è stato più complicato di molti altri. Fino al giorno in cui l’ho visto finito non sapevo davvero cosa mi sarei potuto aspettare. 

Sì, sapevo che c’ero io che canto, io su un cavallo, io che ballo in un recinto. Ma sai, nessun elemento che garantisse una buona riuscita. 

Eppure quando l’ho avuto tra le mani mi sono trovato in questa specie di mondo nostalgico e desaturato, a tratti sensuale, che mi ricordava le serie tv anni 90, tipo “Xena” o “Hercules”, ambientato in campagna mi sono detto: Wow, lo adoro! E’ super contemporaneo.

Inutile raccontare bugie, so benissimo che i numeri non potranno mai essere gli stessi di un periodo in cui c’erano 6 milioni di persone a guardarmi attraverso lo schermo. E nemmeno l’investimento. Quindi mi sono detto: Bene, facciamo qualcosa di completamente diverso!

In fondo sono molto felice così, ed è quello che continuerò a fare: essere un artista gay determinato, ambizioso e sognatore.

Dichiarazione d’amore in diretta TV

Come in ogni scena romantica che si rispetti, non poteva di certo mancare coming out e annuncio delle proprie nozze in diretta TV. E’ proprio quello che è successo a Manuel e Nicola.

Questa domenica infatti a L’eredità, programma trasmesso sulla Rai e presentato dal conduttore Flavio Insinna, è avvenuto il tutto. Alla domanda del conduttore riguardo alle proprie nozze, Nicola non ci ha pensato su due volte a rispondergli con molta serenità “Finalmente l’11 giugno riusciremo a coronare questo sogno”.

Ovviamente non potevo non farmi raccontare questa storia direttamente da loro, visto che anch’io sono un inguaribile romantico che vive ancora in un mondo dove l’amore è qualcosa di importante, anzi “fondamentale”:

Ciao Manuel, che dire: com’è stato annunciare in diretta TV le vostre nozze?

E’ stato molto naturale, come naturale è sempre stata la nostra storia: non abbiamo mai avuto bisogno di nascondere il nostro amore, né in famiglia né al lavoro né con amici.

Insinna ha scelto di chiedere dettagli sulle nozze piuttosto che focalizzarsi su altri aspetti che comunque erano sulla scheda di Nicola: anche questo un segno positivo di come certi pregiudizi stiano lentamente abbandonando gli schermi e la società stia assimilando il fatto che nel 2019 le coppie omosessuali possono sposarsi.

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In un periodo come questo poi, parlo dell’attuale clima politico, è stata una cosa “importante”. Hai vissuto sempre in maniera così libera il tuo rapporto e la tua omosessualità?

Si ho sempre vissuto liberamente sia la mia omosessualità anche il rapporto con Nicola, questo non significa che non abbia comportato delle difficoltà…

Purtroppo le difficoltà ci sono state, ci sono tuttora e ci saranno in futuro ma vanno affrontate sempre a testa alta e con il sorriso in faccia, e spero con tutto il cuore che il nostro semplice gesto di normalità sia d’esempio.

Parlaci un po’ di voi: come vi siete conosciuti?

Noi ci siamo conosciuti tre anni fa grazie a Nicola che mi ha contattato più volte su Facebook (sì, siamo una coppia nata da un social!) mi ha scritto insistentemente per più tempo fino a quando io preso da questo suo insistere e dal bel sorriso che aveva nella foto profilo gli detti la possibilità di incontrarci per un caffè a Bassano Del Grappa.

Da quel caffè è nato un susseguirsi di uscite e un naturale fondersi ognuno nella vita dell’altro, io ho iniziato a frequentare casa sua e la sua splendida famiglia, lui a passare tutto il suo tempo libero da me a conoscere i miei colleghi e la mia vita in generale.

Poi approfittando della tesi Nicola si è trasferito da me dove abbiamo iniziato ad organizzare i nostri diversi viaggi: la vacanza in Sardegna dove ha conosciuto il resto della mia famiglia, il safari in kenya, l’estate a Barcellona, Napoli, Capri, Parigi, Firenze e tutti quelli che faremo! Poi dopo un evento significativo abbiamo deciso di convivere e trasferirci a Ponte di Piave dove ora stiamo vivendo la nostra storia.

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Ma quindi, quali sono i progetti per le nozze? Puoi darci qualche anticipazione?

Le nozze saranno l’11 Giugno 2019 ad Annone Veneto. Faremo una cerimonia all’aperto in mezzo vigneti a perdita d’occhio che sarà seguita da una cena e poi con tanto divertimento per tutti i nostri stupendi ospiti.

Poi non posso svelare troppo del #PIPETTIWEDDING.

Prima di incontrare Nicola, pensavi già che un giorno ti saresti sposato (unito civilmente) o è un pensiero che è nato successivamente con lui?

Sinceramente io ho sempre pensato che un giorno mi sarei sposato, perchè ho sempre sognato di fare una vita normale come tutti e perchè no, un giorno diventare papà!

Nicola non aveva mai maturato l’idea di sposarsi fino la 10 Settembre 2017 a Parigi dove sul tempio posto nell’isola del parco di Buttes-Chaumont gli ho chiesto di sposarmi e dato che le nozze sono incombenti vuol dire che ha accettato!

Cosa vorresti dire a tutte quelle persone che ancora hanno il timore di esporsi?

Non abbiate paura! Vivete la vostra vita come la desiderate perchè tutto il tempo che perderete a nascondervi da una società che per certi versi ancora ignorante è solo il vostro.

Esponetevi e vivete!

Non sarà facile, a volte dura, con grandi bocconi amari da buttar giù!

Ma ricordatevi che la vita è troppo breve per buttarla via per il giudizio di persone che non sanno amarvi per quel che siete. E se sono le vostre famiglie a non sostenervi, vi dico solo che non c’è miglior famiglia di quella che ti crei!

Uscite e vivete perchè il mondo lo cambieremo solo così!

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Letture consigliate per il 2019

Il nuovo anno è iniziato ormai da 15 giorni e, chi più, chi meno, siamo tornati alla nostra quotidianità. Quale momento migliore quindi per proporre qualche buon libro? Dopo esserci confrontati con qualche autore, ecco tutte le proposte che abbiamo pensato per voi:

Oltre a parlarvi nuovamente e con piacere di libri stupendi come le poesie della nostra Giovanna Cristina Vivinetto che con il suo “Dolore minimo” ci racconta il difficile percorso di transizione che le ha permesso di diventare la splendida donna che è oggi.  C’è anche il libro di Matteo GrimaldiLa famiglia X“, romanzo creato per essere letto da tutti, senza limiti di età. Parla della bellissima storia di Michael, un ragazzo di 13 anni che si ritrova ad affrontare una realtà dura che però lo porterà a fare conoscenze piacevoli e inaspettate. Tutto questo lo aiuterà ad uscire da quel suo mondo costruito solo attorno numeri, quella matematica che lo aiutava a pensare ad altro, scappando così dalla realtà.

 

Ma passiamo invece alle nuove proposte, abbiamo deciso di presentarvi due libri molto diversi: uno di poesie e l’altro invece che tratta di una storia di cronaca molto attuale:

 

TRA LE TUE DITA di Dario Miele (edizione Akkuaria, 2018)

Un libro di poesie molto particolare dove i temi principali sono sicuramente il sentimento e l’eros. Con le sue parole, Dario, riesce a farci vivere emozioni molto intense, come solo un poeta vero sa fare.

Può essere letto da qualsiasi tipo di persona e se fatto senza pregiudizi poi, trasparirà solo la vera essenza dell’amore, senza quindi dover per forza cercare di “scoprire” le tendenze sessuali di una coppia. Ritornando così al punto che per amare, nessuna differenza fa eccezione.

“Farò dei tuoi occhi
il mio ultimo letto.
Sarà lì che le mie ossa bruceranno
e che non sarà mai solo per una volta
ma innumerevoli e senza ritegno
vi morirò
perché morire in essi
è la soluzione finale
a ogni sofferenza.
Lì, io muoio di vita.”

– Dario Miele (Tra le tue dita – edizione Akkuaria)

 

Le parole di Dario, in qualche modo possono richiamare alla memoria esperienze di un amore passato (o anche presente), dove ci si sente totalmente presi: sia mentalmente che fisicamente. Leggendolo di sicuro vi terrà compagnia durante le serate, magari per chi ancora single, stimolandolo a cercar qualcosa in più, anche perché il sesso è bellissimo ma: con la complicità che solo un compagno sa darvi, può esserlo ancora di più.

 

ASIA BIBI: La tragedia di una donna cristiana vista attraverso gli occhi di un musulmano

Di Wajahat Abbas Kazmi (Autore), Zenab Muhammad (Traduttore). 

Qui invece il tema è decisamente diverso, molto più crudo e che lascerà con un unico pensiero: Com’è possibile che la libertà individuale sia ancora un concetto così lontano? 

Asia Bibi è una donna pakistana e cattolica che all’epoca viveva nel piccolo villaggio di Ittan Wali, nel distretto del Punjab. Fu accusata ingiustamente per blasfemia, ad un passo dalla pena capitale e sanzionata da diversi tribunali d’appello. Attraverso le parole di Wajahat Abbas Kazmi, ragazzo musulmano ed attivista per i diritti umani, potrete rivivere la storia di questa donna, privata per più di dieci anni della propria libertà solo a causa di leggi e pensieri troppo vecchi per i giorni nostri. 

E’ assolutamente giusto parlare di queste cose perché è solo così che la gente potrà accorgersi di quello che ci circonda. Molte volte non c’è nemmeno bisogno di andar troppo lontano perché come in Pakistan, anche in altre parti del mondo si consumano quotidianamente atti di ingiustizia.

 

Omofobia “sotto l’albero”

Fra pochi giorni sarà finalmente Natale e, per quanto mi riguarda, è una festa che ho sempre visto non come un momento religioso ma come uno in cui poter stare con le persone care e, in qualche modo, essere più “buoni”, anche con chi non si conosce. Stupido? Forse sì. Bisognerebbe imparare ad esserlo tutto l’anno? Vero ma, la vita molte volte non è proprio così “facile”.

Quest’anno quindi il mio pensiero andrà a tutte le persone che in qualche modo, pur avendo un legame di sangue, hanno deciso di non starci accanto solo perché non riescono a vedere la bellezza e l’enormità del nostro Amore.

Molte volte vorrei potermi svegliare e magicamente vedere tutte queste cose cambiate ma ovviamente, è pura utopia. Il problema è che non capisco come si riesca a dimenticare, a tagliar fuori parte della propria famiglia solo perché si è convinti che “No, non posso credere che lui sia gay. Sarà sicuramente colpa del compagno!“.

Il mio scorso Natale è passato con un pranzo pieno di falsità, cercando di far finta di nulla, solo per rendere felice mio marito ma, ammetto che è stato complicato. Ero lì anche se in realtà era come se io non esistessi, escluso, persino dal momento dei regali. E’ stato pesante? Sì, dopo otto anni lo è stato ma ho fatto comunque finta di nulla e sono andato avanti. Quest’anno invece le cose saranno diverse, da mesi ormai non si ha più notizia di queste persone e probabilmente, eviteranno anche di calcolarci per le feste.

A me la cosa non interessa molto, ne ho passate anche di peggio nella mia vita ma, quello che mi fa male è vedere la tristezza negli occhi di mio marito per una cattiveria del genere.

Questo Natale quindi vorrei dimenticare il male, la cattiveria e l’ignoranza. Vorrei ripartire da zero e far finta di nulla. So di non essere in torto e quindi vado avanti sereno, nella speranza che queste persone un giorno possano ricredersi e tornare ad amare il proprio figlio che: vive una vita felice e tranquilla.

A parte questo: BUON NATALE A TUTTI!!

Etichettare la vita

“Cisessuale, pansessuale, omosessuale, bisessuale, eterosessuale…” si potrebbe andare avanti per mezz’ora se volessimo elencare tutte le varie categorie ma, la domanda resta una sola: C’è davvero bisogno di crearne così tante e sempre più specifiche? Non dovremmo semplicemente eliminarle tutte? Voglio dire, d’altronde ad ognuno può piacere qualsiasi cosa ma non deve essere etichettato per questo.

Forse è una mia idea personale, non so, ma anche la stessa LGBT (che adoro per tutto ciò che fa per la nostra comunità), nel corso degli anni sta diventando una sigla sempre più lunga: Non sarebbe invece meglio accorciarla inserendo tutti in una sola e grande categoria, senza discriminazioni? E’ probabile che “differenziare” possa solo creare ulteriore confusione o aumentare pregiudizi di vario tipo, anche fra persone che, alla fine dei fatti, sono simili. Non è un segreto che molte discriminazioni provengono proprio dal nostro stesso ambiente: Persone che nonostante tutto, non riescono a guardare oltre la loro idea personale, che sia incentrata sul solo sesso per tutta la vita o sull’amore.

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Per quanto mi riguarda, se dovessero chiedermi in che categoria vorrei rientrare, probabilmente direi “in nessuna, sono semplicemente una persona”. D’altronde alla gente non dovrebbe interessare molto se a me piacciono uomini, donne o… chissà cos’altro. Bisognerebbe imparare a vedere le persone per quello che sono nel loro insieme, per come si comportano col prossimo e non giudicare il prossimo per le scelte sessuali.

Probabilmente tutto questo ci sta in qualche modo imprigionando in schemi che si continueranno a ripetere senza lasciare libertà decisionale e di espressione personale: ricordiamoci che ognuno di noi è unico, con proprie idee e pensieri che sì, si possono incastrare con quelle altrui ma che non si possono rinchiudere in schemi preconfezionati!

Giandiego e Michele – il viaggio verso la costruzione di una famiglia

Nel titolo ho volutamente usato il termine “Famiglia” e l’ho fatto perché penso che qualsiasi tipo di unione che veda due persone legate dall’amore, ne formi una. Non è una cosa riservata a pochi, ma soprattutto, non è una cosa “solo per etero”.

In questo caso, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la bellissima storia di Giandiego e Michele, una storia che forse ne accomuna molte altre. Amore nato in chat, questo meccanismo che con la sua arma a doppio taglio separa e unisce, e quando unisce, lo fa nella maniera più incredibile:

Ciao ragazzi, ci raccontereste come vi siete conosciuti e quanto tempo fa?

Certo, ci siamo conosciuti tramite chat come accade ormai per molte coppie, con esattezza il 20 novembre del 2007, quasi 11 anni fa. Ci siamo incontrati dopo qualche giorno e siamo stati assieme per l’intera giornata, fortunatamente quello che era emerso in chat, si era poi realizzato anche nella vita reale, c’era chimica. Abbiamo iniziato comunque a vivere la nostra storia giorno dopo giorno, senza mai far troppe pressioni e senza mai aspettarci troppo. Questo sicuramente ci ha aiutato a fondare delle basi solide.
Per esigenze comuni poi, dopo sette mesi abbiamo deciso di andare a vivere assieme e abbiamo imparato a conoscerci ancora meglio.

Unione_civile

Siete apertamente dichiarati? Com’è vissuta l’omossessualità dalle vostre parti?

Inizialmente, in famiglia, abbiamo vissuto la nostra storia più come amici che come fidanzati. E’ stata una cosa istintiva, o forse per paura del giudizio. Abbiamo comunque, a piccoli passi, fatto capire loro che tra di noi non c’era amicizia ma qualcosa di molto più profondo.

In generale comunque, tendiamo ad essere molto pudici, non amiamo scambiarci effusioni in pubblico e questo non per vergogna ma semplicemente per una questione caratteriale.
Siamo entrambi cresciuti in Sardegna e fortunatamente non abbiamo avuto i riscontri da tipica mentalità chiusa anzi, siamo cresciuti in due famiglie eccezionali che ci hanno sempre sostenuto e amato per quello che siamo.
Noi fortunatamente non abbiamo mai subito nessun atteggiamento di tipo omofobo, ma di certo si è ancora lontani dal non avere pregiudizi o dal vivere liberamente l’identità di coppia.
Qualche anno fa ci siamo trasferiti nel nord Italia per lavoro e pure qui abbiamo intrapreso lo stesso stile di vita.

Se in Italia fosse legale, pensereste anche all’idea di adottare un bambino?

Parliamo spesso della possibilità di adottare un bambino, ci piacerebbe, ma pensiamo che ci voglia una certa maturità sia nostra che a livello di società per intraprendere tale scelta.

Parlateci invece del vostro recente matrimonio: com’è stato organizzarlo e poi, com’è stato viverlo?

Per quanto riguarda la nostra unione civile, abbiamo deciso di sposarci e in soli sei mesi abbiamo organizzato dalla A alla Z il nostro giorno, è stato un susseguirsi di emozioni indescrivibili.
Ci siamo improvvisati wedding planner proprio perché volevamo che fosse completamente nostro, dalla scelta della musica agli addobbi, dal cibo alla location e possiamo dire che ci siamo riusciti in pieno.
Il 23 Giugno è volato via in un attimo, un susseguirsi di emozioni, pianti e risate. Abbiamo letto di fronte ai nostri amici e alle nostre famiglie dei pensieri che ci siamo scritti e abbiamo fatto capire loro quanto il nostro legame sia forte e importante e che non importa nella vita se si è gay o etero, ma quello che veramente importa è che dove c’è amore c’è famiglia.

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Pakistan e omosessualità – una lotta fra religione, cultura e diritti umani

E’ da tempo che avrei voluto raccontare una storia di questo tipo, che va oltre i confini Italiani e che mostra una comunità LGBT ancora troppo nascosta ed imprigionata da problemi religiosi e culturali.

Fortunatamente esistono persone come Wajahat che lottano quotidianamente contro ogni forma di discriminazione. Sarà lui che, attivista per l’associazione Il grande colibrì e coautore del libro Allah Loves Equality, ci racconterà qualcosa in più in merito alla cultura Pakistana:

Ciao Wajahat, ci parleresti un po’ di te? Vivi da molto tempo qui in Italia?

Sono in Italia da quanto avevo 15 anni, esattamente dal 1999. Di professione faccio il regista e dedico tutto il mio tempo libero a combattere a favore dei diritti umani.  A questo proposito, dal 2010 al 2014 ho girato due lungometraggi in Pakistan: il primo si chiama THE DUSK, parla delle varie persone scomparse e del terrorismo. Il secondo invece si chaima FATWA e parla dei diritti delle minoranze, nello specifico tratta della storia di un ragazzo cristiano e il suo amico medico sciita.

Com’è visto l’essere gay in Pakistan?

E’ brutto a dirsi ma, dipende da quale classe sociale fai parte. Quindi è diverso se parliamo del figlio di un operaio rispetto a quello di un avvocato, o se vivi in zone rurali rispetto che nelle grandi città. Comunque l’omosessualità in Pakistan è un qualcosa che si conosce, diciamo che la popolazione è abbastanza tollerante finchè non vai ad urlarlo in piazza.

Dalle mie parti poi, è anche molto facile avere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, anche perché per poterlo fare con una donna, devi per forza esserci sposato. Ci sono delle eccezioni però, riservate ovviamente ai più abbienti: infatti è consetito far qualcosa con una donna ma solo se la si porta in un albergo a 5 stelle.

E’ invece impossibile trovare coppie gay aperte e libere di esprimersi, purtroppo tutto è vissuto nell’ombra. C’è sicuramente una grande ipocrisia di fondo e la società non è pronta ad accettare queste cose, come non parla apertamente del discorso riguardante il sesso prematrimoniale.

Ci parli un po’ della tua religione? Secondo te è davvero così contro il mondo LGBT? (Anch’io, per quanto riguarda la mia cultura, non penso che nella religione cattolica ci sia nulla che vada realmente contro…)

Solo negli ultimi vent’anni la gente ha iniziato a parlare di “omosessualità” nell’Islam. Nel periodo d’oro invece, tra il VII e il IX secolo, era una cosa accettata. Il poeta Abu Nuwas ad esempio, scrisse poesie omoerotiche sotto il dominio del califfo Harun al-Rashid e il suo lavoro fu tollerato. E’ diverso se invece si parla del Corano, con la storia del popolo Lut che viene sterminato per volontà divina. Interpretazioni della storia colpevolizzano il popolo di essere stato ucciso a causa di un’estesa omosessualità, ma la realtà è che le atrocità commesse da quel popolo andavano dal politeismo, alla rapina, allo sfruttamento economico e allo stupro.

Allah Loves Equality

Parliamo invece del tuo libro “Allah Loves Equality”: Quando hai deciso di scriverlo? Ma soprattutto, cosa ti ha spinto a farlo?

Vorrei precisare che non sono l’unico autore del libro, Michele Benini ed Elena De Piccolo sono gli altri due autori e penso che loro meritino più complimenti di me. Michele è ateo (gay), Elena invece cattolica (etero) ed io, ragazzo musulmano di fede sciita (gay).

Abbiamo deciso di raccogliere diverse storie legate alla comunità LGBT, idea maturata durante il nostro viaggio in Pakistan mentre stavamo girando il documentario che, in un secondo tempo, avrebbe dato il nome al libro. Il progetto durò due anni e mezzo.

Ne raccomandiamo la lettura a tutti coloro che avranno l’opportunità di vedere il nostro documentario, che sarà presentato in vari festival, perché aiuterà a capire meglio molti punti e ovviamente, anche a chi semplicemente avrà voglia di conoscere una realtà diversa.

Qual’è il messaggio fondamentale che vorresti trasmettere?

Vorrei che si discutesse di più dell’argomento nel mondo islamico. E pensare che, in passato, l’omosessualità era presente nella vita musulmana. Solo con la colonizazzione britannica, l’intolleranza ha preso forza. Nel caso specifico del Pakistan, la sessualità veniva celebrata, basti pensare che è proprio lì che nacque il ”Kamasutra”.

Quando l’India e il Pakistan erano sotto un’unica bandiera, essere gay non era considerato reato. Addirittura i transgender venivano rispettati a tal punto da lavorare nei palazzi dell’Impero Mughal. Nel 1818, una delle prime azioni dei coloni britannici fu proprio quella di cacciare dai palazzi imperiali i transessuali, fomentando l’odio e l’intolleranza, presente ancora ai nostri giorni.

L’imposizione di leggi omofobe, inoltre, ha fatto sì che per credenza popolare, la religione musulmana non tolleri l’omosessualità, ma non è così. Il documentario mira proprio a cercare di aprire la mente di musulmani omofobi ed europei islamofobici. La religione musulmana è molto più tollerante di quanto si pensi.