POP

Puppy Play – quando la maschera NON serve per nascondersi

"Ho sempre temuto tutti i giudizi che si sentono costantemente all'interno della comunità LGBTQ+... troppo vecchio, troppo grasso, troppo poco muscoloso, troppo santo..." a volte però fortunatamente riusciamo ad andare avanti, trovando il nostro vero Io!

Molte volte associamo una maschera a qualcosa di strano, spesso a qualcosa di sessuale. Dietro ogni tipo di fetish o pratica alternativa però, non si nasconde sempre e solo sesso. Molte volte è solo un modo diverso di essere e questo di sicuro non fa di noi delle “Cattive persone”.

Come avrete notato, ultimamente mi sono avvicinato un po’ anche al mondo dei Puppy, perché? Non saprei rispondere o, forse sì. Ho avuto modo di “Vedere” questo mondo attraverso i magnifici occhi di Aaron. Occhi di un ragazzo tenero, innamorato e di cui non si potrebbe dire assolutamente nulla di negativo. Ovviamente non potevo farmi scappare l’occasione di rivolgergli qualche domanda, un po’ per mia curiosità ed un po’ per portare alla luce questa nuova realtà. Bisogna parlare delle cose perché una volta che le si conosce, fanno meno paura:

Ci spieghi com’è nato il tutto? Quando ti sei accorto del desiderio di avvicinarti al mondo dei puppies?

Woof! Per prima cosa grazie dell’opportunità di parlare con voi!

Guarda, dirti che sono anni che vivo questa realtà sarebbe un errore. Avevo visto più volte girando su internet immagini di ragazzi vestiti da cani. Ancora non conoscevo il termine puppy nè sapevo cosa fosse. E’ capitato per caso un anno fa. Ero appena uscito da una relazione di 12 anni ed ero terrorizzato dall’idea di dovermi rimettere in gioco. Ho sempre temuto tutti i giudizi che si sentono costantemente all’interno della comunità LGBTQ+… troppo vecchio, troppo grasso, troppo poco muscoloso, troppo santo… Guardando le foto del Pride dello scorso anno, scoprii per la prima volta che in Italia esisteva un Mr.Puppy (all’epoca Zaush). Ho guardato non sai quante volte quelle foto. Quel muso, gli occhi sorridenti sotto la maschera, la cosa pelosa… così ho visitato il suo sito e ho scoperto il mondo del puppy play. Da lì è stata tutto un crescendo di curiosità misto a timore. Volevo quel muso anche io ma temevo che per l’ennesima volta fosse una cosa legata ad una pratica sessuale. Mi sono fatto coraggio e ho contattato Zaush che con molta serenità mi ha sciolto ogni dubbio. Confesso che condividiamo la stessa visione del puppy play e probabilmente se fosse stato un altro con una visione più “sessuale” probabilmente non mi ci sarei mai avvicinato. Sentivo il bisogno di uscire di casa e quel modo poteva essere la mia nuova dimensione.

Le prime volte che hai indossato la tua “Maschera”, com’è stato?

Strano… molto. Quasi un iniziazione. Dopo la chiacchierata con Zaush passò qualche giorno prima di incontrarlo (sapevo che lui le produceva già) e la voglia e il desiderio di quel muso era sempre più forte. Quando andai da lui e la provai fu come indossare un’armatura. Come Bruce Wayne quando diventa Batman. Ero io ma non ero io. Era un cucciolo che aveva voglia di conoscere il mondo. Erano 12 anni che ero fuori dall’ambiente dei locali ma il cucciolo non vedeva l’ora.

Quando la provai sentii dentro di me che era la mia dimensione. Quello di cui avevo bisogno.

In molti di sicuro si chiederanno perché lo fai, hai voglia di spiegarlo?

Beh lo faccio perché mi piace e perché è una parte di me. Come quelli a cui piace indossare un cappellino, una canotta aderente, i tacchi per una donna, la pelle per un leather o la gomma per un rubber.

Essere puppy però va oltre quello che può essere considerato un outfit. Si è puppy nella testa prima che nell’aspetto.

Per me è un modo per esprimere una mia libertà, un modo di essere. Certo non giro “canato” tutti i giorni o tutto il giorno, ma quando faccio una gita fuori porta, una serata al cinema ecc la mia faccia da puppy è sempre con me.

Parlaci un po’ di questa realtà, per quel che mi riguarda ne sono venuto a conoscenza nell’ultimo anno. Esiste da tanto?

Il “PUPPY PLAY” esiste da molti anni e all’estero è una realtà molto solida. In Italia ha visto la luce “pubblica” solo lo scorso anno grazie alla decisione del Leather & Fetish Club di Milano (LFM) di inserire all’interno della scena fetish nazionale la figura di Mr.Puppy.

Il Puppy Play possiamo dire che nasce all’interno della comunità fetish come evoluzione della figura del Dog Slave ma se ne distacca con notevoli differenze. Se da una parte il Dog Slave è una figura sottomessa e spesso è un modo per un padrone (Master) di umiliare l’essere umano trattandolo come un animale, dall’altra parte essere un Puppy è una scelta individuale. Non si è necessariamente legati ad un padrone, non si è sottomessi e soprattutto non è una forma di umiliazione.

La sessualità e l’aspetto di Dominazione/Sottomissione si staccano dal Dog Slave e trovano nel Puppy un aspetto secondario, dettato solamente dalle tendenze e gusti personali di ogni singolo cucciolo. Esistono quindi Puppy attivi, passivi o versatili; Puppy Dominanti o Sottomessi, Puppy kinky e Puppy Vanilla… quindi se vedi un Puppy a 4 zampe non dare per scontato che sia sottomesso… rischi un morso sui polpacci ahahahaha

Purtroppo però l’immagine del Puppy, sia da buona parte della comunità fetish che dai “non addetti ai lavori” è sempre legata alla figura dello slave o comunque legata ad una pratica sessuale. Nel mondo Puppy infatti esistono figure diverse rispetto all’ambiete legato al fetish e al BDSM. Esistono i Puppy, gli Handler (letteralmente “accompagnatori” – un handler può essere anche un amico che in una serata decide di tenerti al guinzaglio ed occuparsi di te) e gli Owner (ossia colore che “scelgono” un puppy come compagno).

Esiste però un gruppo puppy tutto italiano: THE ITALIAN PUPPY. Cosa  lo caratterizza?

Con la comparsa del primo Mr.Puppy Italia il numero di chi si è avvicinato a questo lifestyle ha iniziato ad aumentare e se all’inizio eravamo 4 gatti (4 puppy scusa!) ora contiamo un gruppo di circa 30 cuccioli sparsi in tutta Italia. Il nostro gruppo è un punto d’incontro per chi vuole avvicinarsi come cucciolo o come handler. E’ un gruppo aperto a tutti senza distinzione di genere o orientamento sessuale: il puppy play infatti è per TUTTI. Possiamo vantare di avare già due cucciole all’interno del nostro gruppo. A noi puppy, se sei omosessuale, lesbica, etero, uomo o donna ecc non importa… basta la voglia di scodinzolare e abbaiare insieme!

Come gruppo infatti, cerchiamo sempre di organizzare eventi e uscite aperte a tutti. Nonostante possa sembrare esclusiva, la comunità puppy è molto inclusiva e ci poniamo sempre l’obiettivo di portare questa nostra sensibilità fuori dai cruising o dagli eventi canonici mischiandoci e coinvolgendo tutti.

Ci sono molta ignoranza e pregiudizio su ciò che è strano e la comunità LGBTQ+ spesso scade nella discriminazione e nella ghettizzazione proprio al suo interno.

Noi cerchiamo di abbattere questi muri e uno dei mezzi con cui lo facciamo è l’organizzazione degli aperitivi ALCOHOLIC BOWLS che già dallo scorso anno si tengono in locali pubblici. Comunicare, farsi vedere, parlare con chi non ci conosce… solo così possiamo fare qualcosa per aiutare gli altri a capirci.

Hai toccato un punto delicato. Le vostre uscite in pubblico durante il Pride hanno suscitato commenti negativi e numerose critiche sui social. Tu che ne pensi?

Guarda, premetto che ciò che ti dirò è solo il mio parere personale e a qualcuno potrà dare fastidio. Ma Aaron è così: diretto e coerente con il suo pensiero.

Esporsi durante un Pride è sempre un’arma a doppio taglio. Se da una parte c’è la voglia di esprimere la propria libertà dall’altra spesso si dimentica (o non si da importanza) al fatto che siamo in pubblico. Ho letto tutte le polemiche scaturite da alcune foto girate sui social e volutamente non ne ho preso parte (nonostante mi fosse stato chiesto di intervenire da alcuni in qualità di Mr.Puppy in carica). Le motivazioni sono diverse. Cercherò di essere breve. Innanzitutto trovo che le polemiche sui social non portino a nulla di costruttivo, anzi spesso scatenano l’effetto contrario. Discutere poi con chi strumentalizza un’immagine e non vede ragioni se non le proprie, trovo sia solo una perdita di tempo. Durante queste manifestazioni poi tutti scattano foto o video: partecipanti, fotografi, la stampa… immortalare per esempio una scena naturale senza nulla di volgare o sessuale (un puppy accarezzato da un bambino) può diventare uno strumento pericoloso: se da una parte rappresenta come l’innocenza di chi non ha pregiudizi dovrebbe insegnarci al rispetto reciproco, dall’altra può diventare un associazione di sacro e profano, con annessi e connessi. Trovo ci sia un enorme differenza tra “libertà” e “ostentazione” e spesso questa differenza non viene presa in considerazione. I confini sono molto sottili e diversi per ognuno di noi ed ognuno deve essere libero di esprimere sè stesso come meglio crede… a patto però poi di saper accettare le critiche.

Seguendoti su Twitter poi, ho notato che sei una persona davvero molto dolce e che hai uno splendido ragazzo. Vuoi raccontarci com’è nata la vostra storia?

E’ una storia nata come puppy. Lui mi seguiva su Instagram e un giorno per caso abbiamo iniziato a scriverci. C’è stata subito molta sintonia e lui è stato molto discreto nel chiedermi informazioni sul mio essere puppy senza mai scadere nel volgare o nel sessuale. Questo mi ha colpito molto perchè come ti dicevo prima, per molti è solo un gioco sessuale. Lui invece mi ha trattato come individuo. La sera stessa ci siamo visti per una passeggiata ed io ero in panico! In fondo aveva visto solo foto di Aaron, non sapeva nemmeno che faccia ci fosse sotto la maschera. Ero talmente agitato che per darmi sicurezza me l’ero portata dietro. E’ stato tutto molto naturale e semplice. Abbiamo parlato di noi, delle nostre storie dei nostri desideri… per me era la prima volta che Aaron c’era ma senza il muso. Mi ha scelto per quello che sono. Lui è riuscito a vedere il ragazzo sotto il puppy e questa era la cosa che più desideravo. Ero spaventato lo confesso. Dopo tanti anni rimettersi in gioco non è facile ma non c’è momento che passi che io non lo sento vicino a me.

Anche lui era già in questo mondo?

No non lo conosceva, ma ne era affascinato. Così piano piano ha iniziato a conoscerlo. Parliamo molto tra di noi e ci confrontiamo spesso.

Ci supportiamo a vicenda e per la prima volta non mi sono sentito “sbagliato”. Come ti ho detto all’inizio, quando ti avvicini ad un mondo che non conosci, la persona con cui ne parli conta molto. Non vogliamo essere etichettati, ma siamo noi i primi a metterci delle etichette, e quando paradossalmente indossando una maschera ti metti a nudo, può capitare che le cose vadano come nemmeno te le aspettavi. Nonostante non appartenevamo allo stesso mondo, ci siamo trovati e ci completiamo. Finchè non si ha il coraggio di mostrare e soprattutto di accettarci per quello che siamo senza vergogna, non riusciremo mai a farci amare veramente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...