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Fabio Marelli “Il regalo più grande? Stare sul palco del Milano Pride”

Anche noi, sabato 30 giugno, eravamo fra le 250 mila persone che hanno deciso di partecipare con entusiasmo al Milano Pride. Dopo una lunga marcia per la lotta a favore dei nostri diritti, dei diritti di tutti, siamo arrivati in Porta Venezia per ascoltare i discorsi finali e un po' di musica. Qui abbiamo avuto il piacere di vedere Fabio Marelli e Drusilla Foer che sul palco hanno saputo intrattenerci con la loro simpatia. 

Anche noi, sabato 30 giugno, eravamo fra le 250 mila persone che hanno deciso di partecipare con entusiasmo al Milano Pride. Dopo una lunga marcia per la lotta a favore dei nostri diritti, dei diritti di tutti, siamo arrivati in Porta Venezia per ascoltare i discorsi finali e un po’ di musica. Qui abbiamo avuto il piacere di vedere Fabio Marelli Drusilla Foer che sul palco hanno saputo intrattenerci con la loro simpatia.

Fabio è sicuramente abituato a lavorare a contatto con il pubblico, ma penso che un palco così importante possa creare a chiunque un po’ di ansia. Non è stato così per lui però, ha saputo mandare un messaggio deciso e trasmetterci nuova forza per una lotta che in realtà è da viversi quotidianamente. Non potevamo quindi perdere l’opportunità di fargli qualche domanda:

Innanzitutto, ti piacerebbe parlarci della magnifica esperienza appena vissuta con il Milano Pride? Quando hai ricevuto la richiesta per la tua partecipazione, cos’hai pensato?

Non ci potevo credere. Appena ho sentito la voce di uno degli organizzatori credevo mi volesse chiedere di partecipare a uno dei tanti eventi organizzato per la Pride Week, non credevo volesse propormi la conduzione del Pride: è stata un’emozione incredibile. Ho detto subito si: era un sogno, è diventato realtà.

Cos’ha rappresentato per te ma soprattutto, cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Un forte senso di appartenenza. Chi è su un palco è sempre privilegiato, ma soprattutto su quel palco ha anche la grande responsabilità di tutto ciò che dice, dei messaggi che manda. Ero molto teso all’inizio ma poi, una volta trovatomi di fronte a 250 mila persone, sono stato travolto da tutta la loro energia, quel boato è stato come un’onda d’urto, ed è stato subito tutto più facile, naturale, un grande onore, una gioia immensa. Poi nel pubblico sapevo c’erano le persone a me più care, la mia mamma per prima. È stata un’esperienza indimenticabile che porterò per sempre nel mio cuore.

Parlando invece di altro, quand’è che hai deciso di scrivere il tuo libro “Castelli di carte”?

Castelli di carte, Fabio Marelli
Editore: Do it human – Anno edizione: 2016

In realtà l’hanno deciso i miei editori. Mi hanno contattato perché parlai di un loro evento alla radio. Mi chiesero se avessi una storia da raccontare e lì mi sono venute in mente le parole di una cara amica che aveva conservato i diari di quando era innamorata di me: “Il giorno che vorrai rivederti con gli occhi coi quali ti vedevo io, sarò felice di farteli leggere…” È nato così “Castelli di carte”, da un ricordo, da un’ispirazione, dalla voglia di raccontarsi e di essere utile agli altri.

Ma quindi si parla di una storia autobiografica? Siamo molto curiosi: Chi è Alessandro?

Il primo vero uomo della mia vita. In realtà “Castelli di carte” è un romanzo autobiografico, nato dalla volontà di raccontare un momento particolare della mia vita, tutelando però le persone che, come Alessandro, nella vita reale hanno un altro nome e hanno fatto una scelta diversa dalla mia. Molti personaggi hanno mantenuto il loro nome reale, come Lisa “Cicci”, alcuni racconti sono stati romanzati proprio  per tutelare la privacy di chi ha fatto parte di quel periodo.

Castelli di carte, un titolo che già fa capire a cosa potrebbe andare incontro il lettore. Molto spesso, forse per paura, ci si costruisce dei castelli per evadere dalla realtà o nasconderla. Però spesso sono fragili e basta un attimo per buttarli giù, portando con se tutto. Forse è questo uno dei messaggi che volevi passasse?

È uno dei tanti. Certo, la fragilità di quei momenti, ma anche quanto possa essere precaria e arida una vita costruita sulla menzogna. “Castelli di carte” è un doppio racconto, è una vita parallela, la stessa storia raccontata da due punti di vista diversi, un  racconto che corre su due binari paralleli. La fatica di mettere insieme una fortezza che ben presto si trasformerà in gabbia. Ho raccontato e demolito tanti “Castelli di carte”,  provando ogni volta a ricostruirne di più belli (agli occhi degli altri) e solidi (per me). Tutto questo ha presto la forma di un libro.

Vuoi raccontarci di qualche aneddoto particolare presente nel libro?

Si parla di amore, di amicizia, di famiglia, del rapporto fra genitori e figli. “Castelli di carte” si rivolge a tutti e ognuno di noi può ritrovare se stesso, in un amico, nella mamma, in un genitore che non c’è, nella solitudine, nell’eccitazione, nella vita di tutti i giorni. Credo che ogni capitolo sia una storia a se, e la scelta di dare il nome ad ognuno con una carta diversa è stato il modo migliore di descriverne il significato. Ogni carta è parte di un castello. L’ultima è la più bella di tutte.

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