L’attacco dei giornali (di cetrodestra) al Roma Pride 2018

A volte mi chiedo come sia possibile che nella società odierna ci sia ancora tanto odio per una cosa che ormai dovrebbe essere normale. Com’è possibile che ancora si faccia fatica ad accettare ogni forma di amore? La cosa che poi più mi irrita è quando si parla di sesso osceno solo riferito al mondo gay ma: non è forse vero che la cosa riguarda tutto il genere umano, che sia gay, bisex o eterosessuale? O forse a quella parte del popolo fa piacere ed è consuetudine nascondere scambi di coppia, relazioni segrete e quant’altro?

Roma Pride 2018

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In ogni caso, per non spostarmi troppo dal punto, mi è sempre più chiaro come l’omofobia sia parte del quotidiano. E’ ovvio che se giornalisti di testate importanti come Il Giornale e Libero si permettano di diffondere odio ingiustificato e di criticare manifestazioni importanti come quella del Gay Pride, la gente comune sicuramente ne sarà in qualche modo influenzata e condizionata. Ma allora mi chiedo, qual’è lo scopo di tutto ciò? Far vendere più copie? Inneggiare odio? Proprio non capisco.

Per farvi meglio comprendere: “Poveri gay e poveri partigiani” titola in prima pagina Il Giornale, descrivendo con queste parole la parata: “Rituale stanco che scimmiotta la semantica della Resistenza che, a sua volta, si lascia cannibalizzare dalla retorica delle Famiglie Arcobaleno” o la prima pagina di Libero “Sempre siano lodati i ricchioni” descrivendo racconti assurdi di un’epoca assolutamente da dimenticare.

E’ brutto vedere come determinate persone ancora non capiscano il concetto fondamentale del Gay Pride e ignorino ancora il motivo per cui venga celebrato in quella maniera. Forse a volte la diversità, la libertà fa paura. E’ molto più facile tenere persone in schiavitù mentale che in stato di consapevolezza!

Sessualità e relazione – 3 semplici consigli.

Sicuramente noi di gay lounge Italia crediamo nelle relazioni stabili, nel matrimonio e nella possibilità di costruire un giorno una famiglia ma è anche vero che la sessualità gioca un ruolo fondamentale nelle relazioni di coppia.

Sicuramente col passare del tempo e dell’età quest’aspetto va in secondo piano e quello che ci fa rimanere uniti è il profondo amore e rispetto che ci ha legato al nostro compagno fino a quel giorno.

Detto questo però, proprio perché non viviamo nel mondo delle favole, sappiamo bene quanto sia importante che in una coppia non ci sia mai monotonia ma con questo, non significa introdurre altre persone all’interno della relazione, sia chiaro. Ecco però alcuni trucchi:

men in bed

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CAMBIARE LUOGO

Spesso si tende a far l’amore con il proprio partner nello stesso posto, quindi tendenzialmente in camera da letto. Teniamo però presente che è anche il posto dove ci si fa le coccole ogni giorno e si vivono altri momenti della giornata e quindi dopo un po’ può diventare monotono, ripetitivo, non più stimolante.

Allora ecco che dobbiamo usare un po’ di immaginazione, cosa potrebbe stuzzicare noi o il nostro partner? In un hotel forse? O magari in un posto all’aperto lontano da occhi indiscreti? Beh, la fantasia non dovrà mai mancare.

GIOCARE CON IL PROPRIO PARTNER

Forse a non tutti piacciono ma, avete mai fatto giochi di ruolo? In alcuni casi possono risultare molto interessanti e soprattutto stimolanti. Potreste scoprire un lato di voi che nemmeno conoscevate. Allora, che si tratti di lasciarsi andare ad un fetish come sneakers, piedi o pelle e frustino, nulla è mai troppo volgare se fatto con la persona giusta.

blur depth of field focus footwear
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INTRODURRE NUOVI “STRUMENTI”

E cosa dire di vari attrezzi come dildo, cockring e altro? Anche qui nulla di male nella sperimentazione di nuovi piaceri. Molte volte una spinta del genere può servire a rinvigorire l’interesse e a stimolare un po’ il vostro partner.

Ovviamente con ciò non vogliamo insinuare che in una relazione ci si annoi ma, bisognerà pur trasgredire ogni tanto. Se fatto poi senza far del male a nessuno è perfetto.

Voi cosa ne pensate? Che tipi siete?

 

Milano, gli atti di nascita dei bambini di famiglie omosessuali verranno firmati.

Ed oggi il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha dato inizio alla registrazione degli atti di nascita anche per i bambini di famiglie omosessuali, quindi con due pappà o due mamme.  Finalmente anche qui, dopo Torino ed altre città, si inizierà a sostenere la causa delle famiglie arcobaleno.

Forse anche spinto da una lettera di protesta scritta da Francesca e Corinna alla giornalista Selvaggia Lucarelli sembra essersi sbloccato qualcosa.

Allora i nostri migliori auguri vanno alla prima famiglia che verrà riconosciuta tale e tutte quelle che seguiranno.

baby child father fingers
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Non siamo invisibili, le famiglie arcobaleno sono una realtà!

“Abbiamo affermato cose che pensavamo fossero normali, quasi scontate: che un Paese per crescere ha bisogno di fare figli, che la mamma si chiama mamma (e non genitore 1), che il papà si chiama papà (e non genitore 2)”. Il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana ribadisce la sua posizione sulle famiglie omosessuali e noi di Gay Lounge Italia ovviamente non ci stiamo.

papà arcobaleno

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Diciamo una cosa, non sono di certo le famiglie arcobaleno che vogliono essere chiamate dai loro figli “Genitore 1 e 2” come se fossero delle cavie di laboratorio. Penso che i genitori di queste famiglie si facciano chiamare papà e papà o mamma e mamma, il risultato non cambia.

La cosa vera è che un Paese ha bisogno di figli per crescere ma, non lo farebbe in egual modo permettendo a genitori dello stesso sesso di poter adottare? Cosa cambierebbe? Non penso sia una cosa voluta da qualche entità superiore, piuttosto un blocco creato dall’uomo.

Soprattutto la cosa che ci si domanda di più è: “In che modo si mettono a repentaglio le famiglie eterosessuali?”. Non penso che le decisioni sessuali e di vita di un individuo possano influire su un’altra persona. E allora qual’è la paura? Che non ci sia più bisogno di nascondersi e soffrire in situazioni che non ci appartengono?

mani da matrimonio
io e mio marito durante il giorno del nostro matrimonio. FAMIGLIE ARCOBALENO!

“Le famiglie arcobaleno sono una realtà che non si può negare!”

Per quanto ci riguarda, un bambino dovrebbe avere di fianco soltanto due persone che lo amano e lo aiutano in ogni fase della propria crescita.

Io e mio marito ovviamente siamo fra quelle coppie che non potranno mai avere un figlio, causa la mancanza di leggi a riguardo. Forse saremmo stati dei buoni genitori, chi può dirlo…

L’unica cosa che posso dirvi è che sono innamorato di mio marito, per me lui è e sarà la mia famiglia. E’ stata la persona che ha condiviso con me otto anni di vita (fino ad ora), con cui son cresciuto, con cui ho pianto e vissuto momenti indimenticabili, in Italia e a NYC.

Allora cerchiamo di abbattere queste barriere mentali e iniziamo ad accettarci tutti un po’ di più, ognuno con le proprie diversità.

Coming out – non sempre è così facile

Coming out: dichiararsi, venire fuori dall’ombra – è un argomento molto delicato e non tutti hanno la stessa idea. Probabilmente vivendo situazioni diverse in posti diversi, non sempre si può standardizzare il problema.

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C’è chi pensa che non ci sia il bisogno di una dichiarazione, chi lo fa perché crede sia la scelta migliore e chi invece vive situazioni problematiche che non sa come affrontare. Il mio pensiero? E’ vero, forse non dovrebbe esserci il bisogno di una “dichiarazione” in quanto dovrebbe essere una cosa normale ma, pensate davvero che lo sia? Purtroppo nella società odierna non è sempre scontato, anzi. Si vive ancora in un mondo che nega sia una cosa normale, che non vuole accettare le diversità. Ma allora, perché dichiararsi? Forse proprio per questo, per dire al mondo che noi esistiamo, che non ci nascondiamo e che viviamo vite normali come qualsiasi altra persona, nel bene e nel male.

– Tu non lo puoi capire come ci si sente!
– Io sono gay.
– Un che?
– Sono gay. Gay dichiarato.
– Dichiarato a chi?
– “A chi”? A tutti quanti! Ai miei genitori, al mio capo, al mio cane… Sai, un giorno è scoppiato qualcosa. Ero stufo di scambiare i pronomi e di tenere bassa la voce. Io non ce la facevo più a mentire alle persone che amo. Ti suona familiare?
– No.
– E così ho detto semplicemente: “Mamma, papà, Rin Tin Tin, sono gay.”
– Cos’è successo?
– Be’, mia madre ha pianto. Esattamente per dieci secondi. Il mio capo ha detto “Chi se ne frega!” E mio padre ha detto: “Ma sei così alto!” Howard, mi hanno sorpreso tutti. Una volta, per una volta, mi sono fidato. Mi sono fidato di loro. Sai, a volte quella che sembra la peggiore delle soluzioni finisce con essere la cosa migliore.

In & Out, film statunitense del 1997 con Kevin Kline, Joan Cusack, Matt Dillon.

La parte più difficile del coming out rimane quello dell’affrontare la propria famiglia. Perché? Forse perché si ha paura di non essere accettati, capiti o forse perché si pensa che non potranno mai comprendere. Cosa fare allora in questi casi? Dipende ovviamente dalle diverse realtà, a volte c’è un rapporto così empatico fra figli e genitori che non occorre nemmeno dirlo chiaramente che, già si sa. In questo caso, con l’andare del tempo, si inizierà pian piano a ricevere domande e magari la richiesta improvvisa di conoscere il proprio fidanzato/a. Tutti gli altri casi invece andrebbero studiati e valutati in quanto non esiste una ricetta magica sul come dirlo o come essere accettati.

Io ad esempio, sono stato emarginato dalla mia famiglia per più di un anno e ho vissuto l’inferno. Successivamente è arrivata la fase del “Va bene, ma di sicuro puoi tornare etero” che è durata qualche anno ed ora invece, mi hanno accompagnato in comune durante il giorno del mio matrimonio e amano mio marito. In sostanza, ognuno ha bisogno del proprio tempo per elaborare la cosa ma dopo si riesce a vivere un rapporto più libero e soprattutto sincero.